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Economia e Finanza

TASSE/ Arrigo: la nuova patrimoniale colpirà il ceto medio

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Dovremmo intenderci su quale dei diversi Tremonti vuole candidare la Lega. C’è il Tremonti professore universitario, che diceva cose ragionevoli e condivisibili, ma che non sono affatto state seguite dal Tremonti ministro. Con Giuseppe Vitaletti pubblicò il libro “Le cento tasse degli italiani”, ma oggi grazie a Tremonti il numero di imposte è triplicato. C’è il Tremonti delle manovre straordinarie nel 2010 e nel 2011, che hanno aumentato la pressione fiscale in tempo di crisi. Ma c’è anche il Tremonti del periodo 2008-2009, che ho apprezzato con la sola eccezione dell’abolizione eccessiva dell’Ici.

 

Qual è stato il punto della svolta in negativo di Tremonti?

 

La prima manovra del maggio 2010. Prima di allora aveva tenuto saldi i cordoni della borsa, evitato che il disavanzo pubblico salisse eccessivamente, e quindi il suo comportamento era stato corretto. Questo comportamento corretto però non vale a bilanciare il giudizio negativo che do sul primo Tremonti nel suo primo quinquennio, quello che va dal 2001 al 2006. In questo periodo infatti ha lasciato che la spesa pubblica ritornasse a salire. Sono gli anni in cui avrebbe potuto prendere il bonus legato all’abbattimento del debito pubblico, dovuto alla riduzione dei tassi di interesse pagati dall’Italia, e che invece è andato sprecato.

 

C’è qualcosa che accomuna i diversi possibili candidati per quanto riguarda la politica economica?

 

Sì, c’è un aspetto che accomuna tanto Monti quanto Tremonti, tanto Berlusconi quanto Bersani: nessuno di loro ha ancora proposto di ridurre la spesa pubblica. Del resto non sarebbe necessario ridurla tout court, né mi identifico con i fautori dei tagli ai servizi pubblici. Bisogna però ridare la parola agli italiani, garantendo loro la possibilità di spendere per i servizi pubblici in funzione di ciò che questi ultimi restituiscono loro. Il cittadino dovrebbe cioè avere la possibilità di scegliere se consumare più o meno servizi pubblici. Per esempio, chi manda i figli alla scuola pubblica dovrebbe potere domandare servizi aggiuntivi, come dei corsi a pagamento di aggiornamento degli adulti nelle ore pomeridiane e serali. Il settore pubblico dovrebbe cioè darsi da fare per offrire più servizi, inducendo gli italiani a spendere di più in cambio di un ritorno.

 

(Pietro Vernizzi)

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