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SPILLO/ La danza dello spread porta dritti al Quirinale

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Quindi, per l’Italia il 2013 sarà un nuovo anno nella corsia dell’aggiustamento. Se prendiamo Mr. Spread come indicatore sintetico dell’efficienza adattiva rispetto alle “buone prassi” dei paesi europei più “virtuosi” nel metabolizzare il nuovo contesto, quali indicazioni si possono formulare?

Lo spread è uno strano augello (per parafare la Habanera della Carmen di Bizet). Dipende in gran misura da come i mercati percepiscono l’informazione, anche e soprattutto le news prodotte dai media. Lo dimostrano vicende italiane recenti. Il Paese ristagna da quindici anni ed è in recessione da circa cinque, ma la divergenza tra i tassi italiani e tedeschi sui titoli a lungo termine è scoppiata la scorsa estate dopo che nella prima metà di luglio i media hanno enfatizzato, a torto o a ragione: a) un presunto malaffare tra i collaboratori più stretti del Ministro dell’economia e delle finanze; b) le proteste crescenti dei Ministri dei dicasteri di spesa nei confronti del titolare dell’economia e delle finanze a motivo dei “tagli” ai bilanci delle amministrazioni da loro guidate; c) una vera o falsa perdita di fiducia tra il Presidente del Consiglio e il dicastero dell’economia; d) un effettivo o immaginario scompiglio del Governo tale da rendere il Paese senza bussola.

Per i prossimi mesi, in materia di spread ci sarà verosimilmente la calma che accompagna, consuetamente, l’“anno del serpente”. E un’attesa dei risultati elettorali. Successivamente, dalla primavera, lo spread dipenderà dall’esito delle elezioni. Tracciamo due ipotesi estreme quale che sia la scelta personale di ciascuno di noi rispetto a quanto offerto nello smorgasbord sul tavolo della politica. Nella prima, presumiamo la formazione di un Governo solido, rivolto ai comuni obiettivi del resto dell’eurozona, riformatore e sostenuto da un Parlamento compatto. Mr. Spreadpotrebbe assottigliarsi. Nella seconda, la prossima legislatura apparirà, sin dalla proclamazione dei risultati, breve e tormentata in quanto il Parlamento assomiglierebbe al colorito Tiergarten di Berlino. Dopo alcuni mesi di confusione in cui Mr. Spread ballerebbe come al Carnevale di Rio, i gruppi politici dovrebbero trovare un assestamento attorno a pochi poli e pochi partiti, si dovrebbe varare una nuova legge elettorale e andare di nuovo alle urne.