BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ La danza dello spread porta dritti al Quirinale

Negli ultimi tempi lo spread è diventato, a torto o a ragione, un indicatore molto importante. GIUSEPPE PENNISI ci prova a spiegare come potrebbe comportarsi nel 2013

Infophoto Infophoto

Come si comporterà Mr. Spread nell’“anno del serpente”? Come già ricordato su ilsussidiario.net questo è l’attributo che il calendario cinese dà al 2013; ciò non vuol dire - lo ribadiamo - dodici mesi di inganni e di veleni, ma, sempre secondo la cultura e la tradizione cinese, una fase di calma relativa che potrà essere interrotta da sussulti anche forti. Da diversi anni, nutro un certo scetticismo nei confronti delle previsioni macroeconomiche, poiché la modellistica sottintende che si sia in un mondo economico non di “socialismo reale” ma di “comunismo integrale” in cui tutti gli agenti economici di un Paese hanno le stesse preferenze, le stesse aspettative, le stesse propensioni al consumo, al risparmio e all’investimento. Comunque, “la triste scienza”, che da oltre quarant’anni professo e insegno, non sembra avere escogitato sinora di meglio per confutare il detto di Oscar Wilde secondo cui “le previsioni sono difficili unicamente allorché riguardano il futuro”. 

Prendiamo come tavola di bordo l’ultima tornata di quelle dei 20 istituti econometrici che costituiscono il gruppo del “consensus” (tutti privati, nessuno italiano). Quindi , il più possibile non partisan. Il quadro per il 2013-2014 non è roseo. Gli Stati Uniti sono entrati in una fase di rallentamento che potrebbe sfociare in recessione. L’area dell’euro non darà complessivamente segni concreti di ripresa sino alla primavera 2014; nel suo interno, Germania, Austria, Benelux e Finlandia continueranno a tirare, ma con poca forza, la Grecia perderà altri cinque-sette punti percentuali del Pil, la Spagna due-tre e l’Italia tra uno e uno e mezzo.

Ciò nonostante, la crescita dell’economia internazionale proseguirà a tassi tra il due e il tre per cento l’anno, a ragione dello sviluppo delle economie emergenti. Come già indicato, è in corso una profonda ristrutturazione mondiale di produzione, consumi, redditi, risparmi e investimenti. Destinata a durare alcuni anni.

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, il vero grande rischio è che i ritardi nell’effettuare riforme mirate ad aumentare l’efficienza adattiva (ossia la capacità di adattare il proprio sistema economico e sociale al nuovo contesto) faranno esplodere la bolla del debito pubblico dei paesi “vecchi”: secondo lo scenario tendenziale, nel 2040 quello di Francia, Italia, Spagna e Grecia supererebbe il 400% del prodotto nazionale, quello della Germania (il Paese relativamente più virtuoso) il 300% e quello del Giappone il 600%. Se ciò si verificasse, i titoli pubblici di gran parte dei paesi “maturi” varrebbero quanto carta straccia.