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Economia e Finanza

SALDO IMU/ Pagamento, calcolo, scadenze: tutto quello che c’è da sapere sulla rata di conguaglio. Scheda

VALERIANO CANEPARI e FRANCO GALVANINI ci spiegano come si calcola l’ultima aliquota Imu, di quali moduli di pagamento avvalersi e cosa succedere i caso di mancato pagamento

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L’ennesima mazzata si accinge a scagliarsi sui contribuenti italiani. Pochi giorni ancora, e gran parte delle tredicesime andranno in fumo per il pagamento dell’ultima rata dell’Imu, il famigerato conguaglio. C’era la possibilità di mantenere le aliquote indicate dallo Stato invariate o, addirittura, di abbassarle; ovviamente, l’hanno alzata praticamente tutti. «La stragrande maggioranza dei comuni le ha aumentate, rispetto alla percentuale di propria competenza. Abbiamo recepito 7900 delibere e regolamenti comunali che lo attestano. Quelli che le hanno ridotte e lasciate invariate sono pochissimi», afferma a ilSussidiario.net Valeriano Canepari, presidente del Caf della Cisl e coordinatore nazionale della Consulta dei Caf. «Il braccio di ferro tra i comuni e lo Stato per l’attribuzione dei fondi è evidente. Oltre ai tagli, anch’essi sono penalizzati dall’assenza di crescita. Le loro entrate, in particolare, sono ridotte perché l’edilizia è ferma. Non provengono soldi, quindi, dalle concessioni edilizie. Tutto questo li sta mettendo in tensione e sta facendo sì che sì che vengano aumentate le aliquote». In ogni caso, cosa è bene che il cittadino sappia, onde evitare di incappare in tragici errori? Ce lo spiega Franco Galvanini, responsabile dell’area fiscale del Caf Cisl. 

«La prima rata andava pagata entro il 18 di giugno, la seconda, il conguaglio, andrà pagata entro il 17 dicembre. Per chi ha optato per tre rate, la seconda era da pagare entro il 17 settembre».

«Il contribuente, anzitutto, deve preoccuparsi di verificare le aliquote deliberate dal Comune. In sede di acconto, infatti, si sono applicate le aliquote base, pari allo 0,4 per cento per l’abitazione principale e allo 0,76 per le seconde case. Successivamente, i Comuni le hanno modificate con un margine di discrezionalità pari allo 0,2 per cento, al rialzo o al ribasso».

«Per conoscere l’aliquota del conguaglio è possibile recarsi presso gli uffici del Comune in cui si trova l’abitazione soggetta a imposta, oppure visitare il suo sito internet. Infine, è possibile visitare il sito internet del Dipartimento delle Finanze che pubblica le delibere trasmesse dai Comuni. Quest’ultimo, tuttavia, non è completamente aggiornato perché alcune amministrazioni non hanno ancora inviato la documentazione necessaria».

«Se il comune avrà mantenuto l’aliquota invariata, il contribuente non dovrà fare altro che copiare il primo bollettino, dato che il saldo corrisponderà all’acconto. Se ci sono state della variazioni sarà necessario, anzitutto, calcolare la base imponibile, che corrisponde alla rendita catastale rivalutata dal 5% e moltiplicata, (per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7) per un coefficiente pari a 160. Su questa base si applicherà l’aliquota fissata. A quel punto, il conguaglio corrisponderà all’imposta totale (calcolata sulla base dell’aliquota aggiornata) meno quanto è stato pagato in sede di acconto.  Per compiere questi calcoli, la stragrande maggioranza dei cittadini si appoggia ai Caf (ad oggi abbiamo assistito circa 12 milioni di contribuenti) o ai commercialisti».