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GIGANOMICS/ Il Governo gioca d’azzardo e Telecom fa i conti su la7

Pubblicazione:giovedì 6 dicembre 2012

Vignetta di Claudio Cadei Vignetta di Claudio Cadei

Rien ne va plus. Dire che il Paese è arrivato alla frutta è una banalità e oltretutto sottostima la situazione. Il Governo a disperata caccia di denaro a tutti i costi fa alcune mosse un po’ ridicole (ricordate l’imposta sulle bibite gassate?) e ne fa altre che non hanno molto senso e anzi fanno venire i brividi. In Italia, si sa, la dipendenza dal gioco d’azzardo è quasi una patologia sociale: sono 800 mila quelli che ne soffrono e rischiano ogni giorno di rovinare se stessi e le famiglie alle macchinette del videopoker. Altri 2 milioni sono a rischio di finire in questa sindrome. E che cosa fa il Governo, che non è riuscito neppure a liberalizzare i taxi? Liberalizza il gioco d’azzardo. Infatti, ha dato l’ok a mille nuovi siti di giochi on line. Con questa misura l’Italia avrà una slot machine, o simile, per ogni 150 abitanti e così finalmente finirà nella parte alta di qualche classifica internazionale, dopo tante umiliazioni. Basterà dare il proprio codice fiscale, possedere una carta di credito e con un click si potrà entrare in questo Casinò virtuale fornito dalla rete e fare le proprie puntate in totale tranquillità, al riparo da sguardi curiosi e indiscreti.

Il gioco d’azzardo in Italia, secondo i calcoli più recenti, rappresenta il 5% del Pil, più dell’Ilva e del suo indotto e di tutta la sua catena dell’acciaio. È la quinta industria del Paese, un grande affare, dunque, anche per l’erario che dalle sole concessioni alle varie Lottomatica, Sisal e compagnia incassa ogni anno 8 miliardi di euro cui, ovviamente, vanno aggiunte le tasse sulle vincite. Anche le nuove concessioni dei mille siti on line contribuiranno a rimpinguare questo tesoretto e a compensare alcune notizie sul fronte fiscale che non sono incoraggianti. Perché se è vero che, come è stato annunciato ieri, le entrate nei primi dieci mesi dell’anno segnano un +4% rispetto all’anno precedente grazie al fattore Imu, è altrettanto vero che per l’immediato futuro ci sono parecchie preoccupazioni.

In particolare, un quasi allarme viene dal Nens, il centro studi economici fondato da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco. Sono indicazioni da tenere in considerazione visto che vengono da un think tank così legato al prossimo (secondo i sondaggi) presidente del consiglio. Bene, secondo il Nens nel 2013 sarà indispensabile una nuova manovra correttiva dei conti pubblici. L’incasso dell’Iva, un po’ per la recessione ma un po’ anche per una ripresa dell’evasione dopo l’aumento delle aliquote, è in calo, mentre le stime sopravvalutano la crescita del Pil. Mettendo le due cose insieme, si ha che nel 2013 l’avanzo primario starà in una forchetta compresa fra il 2,4% e il 2,6%, contro il 2,9%; l’indebitamento sarà invece fra il 2,9% e il 3,1%, contro una previsione del 2,6%. Quindi il nuovo Governo dovrà fare qualcosa e il Nens sta mettendo le mani avanti. Prepariamoci.


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