BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

RAPPORTO CENSIS/ Da imprese e famiglie una “mazzata” a tecnici e politici

Nonostante le stime Ocse e Banca d’Italia avvertano che il punto di svolta inferiore si toccherà solamente la prossima estate, qualche segnale di miglioramento già c'è. GIUSEPPE PENNISI

InfophotoInfophoto

Ci sono indicazioni di leggero miglioramento del quadro economico in alcuni aspetti dell’Italia reale, nonostante le stime Ocse e Banca d’Italia avvertano che il punto di svolta inferiore si toccherà solamente la prossima estate. Ma il ceto politico pare non accorgersene. Sembra non avvertirlo neanche il “Governo tecnico privo di tecnicalities” (si legga l’editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi su Il Corriere della Sera del 5 dicembre) che legifera a suon di decreti-delega, i quali, però, restano imbrigliati in una fitta ragnatela di pandette e di burocrazia.

Da dove vengono questi segni di miglioramento? Si è spesso parlato del buon andamento dell’export, nonostante il tessuto produttivo dell’economia italiana fosse ammalato di “svalutazioni competitive”. Una ricerca della Banca d’Italia esamina il fenomeno dal punto di vista di quello che è il proprio mandato istituzionale, nonché il proprio stile di condurre analisi empiriche non di elaborare meramente teoremi logico-matematici. Sulla base dei dati dell’andamento di 7800 imprese nel periodo 2007-2010 (ossia dal crac di Lehman Brothers a consuntivi recenti) lo studio rileva che lo shock finanziario, e le relative restrizioni creditizie non hanno influito in misura significativa sulla capacità di esportazione delle imprese, con l’eccezione di alcune filiere di piccole e medie imprese. Non solo, ma - sempre tenendo conto delle restrizioni finanziarie - in caso di difficoltà con le banche di cui erano clienti abituali, molte imprese anche di dimensioni modeste sono riuscite a riposizionarsi presso altri istituti per il finanziamento del loro commercio con l’estero.

Un’altra sezione della ricerca esamina, sulla base di un campione di 2800 imprese nel 2008 (l’anno in cui scoppio la crisi) se la rete bancaria all’estero di supporto all’internazionalizzazione ha effetti positivi in termini di riduzione dei costi fissi, di conoscenza degli assetti istituzionali e legali dei vari paesi esteri, di aspetti culturali di dove si intende operare, di opportunità d’investimento. Ne risulta un quadro particolarmente positivo se tra banca e impresa ci sono relazioni di lunga durata, anche in madre-patria. Anche se è ingeneroso fare raffronti, la rete bancaria italiana all’estero o i corrispondenti esteri di banche italiane sembrano più efficaci della complessa struttura pubblica - un vero labirinto di norme e di istituzioni.

Circa dieci anni fa si tentò di fare un testo unico della normativa del commercio con l’estero: era quasi pronto quando, nel 2006, terminò la legislatura. Il tentativo è rimasto tale - è da augurarsi che il prossimo Governo lo rilanci - ma le imprese esportatrici si sono “arrangiate” e hanno resistito al nuovo regimi di cambi facendo leva sulle banche.