BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Così la Merkel lascia a piedi Italia e Ue

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

L’austerità fine a se stessa è negativa, questa la tesi prevalente negli Stati Uniti tra gli economisti, gli uomini di finanza, i politici. E hanno ragione da vendere. L’Europa deve svilupparsi, una prospettiva di lunga stagnazione alla giapponese sarebbe disastrosa per l’economia mondiale. Gli Usa crescono; non abbastanza, tra il 2,5% e il 3%, ma crescono senza interruzioni ormai da due anni. Tuttavia, da sola l’America non ce la fa. Non esiste più un’unica locomotiva, il mondo deve muoversi in sintonia.

La presunta vittoria tedesca, dunque, è una vittoria di Pirro. Prendiamo la Grecia. A denti stretti, la Kanzlerin ha ammesso che forse si è fatto troppo poco, in realtà avrebbe dovuto riconoscere un errore di fondo: anziché salvare le banche bisognava prestare soldi a basso interesse e a lungo termine ad Atene, evitando due anni di crisi da debiti sovrani. Invece, la Cancelliera ha rilanciato la pretesa di mettere un guardiano accanto al governo di Atene, scatenando la reazione orgogliosa dei greci. Un nuovo commissario? Ma come, se a capo del governo c’è l’ex banchiere centrale Lucas Papademos, già vicepresidente della Bce. Vale anche per l’Italia guidata da un ex commissario dell’Ue? Mario Monti saprà senza dubbio respingere queste pretese: il tempo degli Ottoni è finito, il Sacro Romano Impero non esiste più.

Non si tratta di difendere una sovranità nazionale che dovrebbe sciogliersi nella nuova unità sovranazionale. Intanto perché l’Unione non è (ancora) una repubblica federale e poi perché potrà diventarlo (se e quando) solo in base a un principio fondante di solidarietà e reciprocità, non di rivalsa, né tanto meno di dominio del più forte. Il calore e la simpatia mostrata nei confronti di Monti, fino a parlare di nuovo ruolo di Roma, con la Stampa che si spinge a titolare “Merkonti”, non nasconde l’impressione che molti abbiano preso un abbaglio.

Si era pensato, dice un politico non berlusconiano, che l’uscita di Berlusconi, sollecitata dalla coppia franco-tedesca, più una soluzione tecnocratica, avrebbe spinto Berlino a un atteggiamento benevolente. Invece, la Germania persegue un proprio obiettivo che non è la leadership europea, bensì un primato economico garanzia di stabilità politico-sociale. Fa i propri interessi, intendiamoci, talvolta coincidono con i nostri, talvolta (spesso, in questa fase storica) no; ma l’insieme dell’Unione non va ridotta all’asse Parigi-Berlino che sta provocando reazioni di rigetto non solo al sud, ma anche al nord e all’est.


COMMENTI
01/02/2012 - arrivederci (francesco scifo)

Un dato che non bisogna trascurare è che all'economia tedesca lo status quo, nel quale tutti gli altri paesi sono ai suoi piedi, perchè economicamente indifesi davanti al suo mercato, piace molto: tanto che essa, secondo gli ultimi dati, è in crescita e non ha mai avuto tanti occupati come oggi. Viceversa, tutti gli altri stati sono in recessione, compresi noi, soprattutto per le politiche tedesche che subiamo passivamente. Una macchina propagandistica formidabile ci fa credere che la colpa sia nostra per tenerci al guinzaglio dell'economia germanica ed ucciderci lentamente. Oggi tutti vogliono andare all'estero a produrre, basta recarsi a qualsiasi presentazione di forum per emigrare in paesi esteri che vi è il tutto esaurito, perchè si ha paura che l'Italia non tuteli più i suoi cittadini per difendere i tedeschi e l'euro. Il Brasile, che è ora la quarta economia mondiale,quando ha visto l'incremento intollerabile di import cinese, ha posto un dazio del 30% da un giorno all'altro sui prodotti cinesi, obbligandoli a produrre in Brasile. Chi critica viene colpito in vari modi dal regime, non ultimo l'inquisizione giudiziaria penale che ti paralizza per anni con accuse spesso fantasiose ed infondate, in attesa della giusta assoluzione inevitabile: ma, intanto, ti ha distrutto la reputazione. Arrivederci non scriverò più perchè ho paura per me e la mia famiglia.

 
01/02/2012 - le direzioni le indicano gli uomini (francesco taddei)

ho letto con attenzione l'articolo e mi sento mortificato per l'atteggiamento di germania e francia (vedi magheggi di sarkozy. ma non eravamo noi italiani i cerchiobottisti?). sono copletamente d'accordo sull'ultima parte. ma a chi affidarsi? al "ma anche"? o ai sostenitori del "metodo comunitario"(che per comunitario intende merkozy)?