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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Fortis: Francia e Germania spingono al suicidio l’Europa

Il vertice europeo tenutosi lunedì, spiega MARCO FORTIS, lascia più di un dubbio sull’efficacia degli strumenti proposti per risolvere la crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi membri

Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto)Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto)

L’Italia porta a casa un buon risultato dopo il vertice europeo. Su questo punto ha ragione Mario Monti di essere soddisfatto, perché nell’abbattimento progressivo (un ventesimo all’anno) dello stock di debito, ora i fattori rilevanti vengono riconosciuti e hanno un peso. Ma il quadro complessivo dell’Europa, della governance europea, dell’asse “di fatto” franco-tedesco che esce dal vertice non promette orizzonti sereni. Il Professor Marco Fortis, economista, vicepresidente della Fondazione Edison pensa che i paesi europei «stanno sulla graticola».

Professore, ci si chiede a quante velocità giri l’Europa. Venticinque Paesi firmano il “Fiscal compact”, Gran Bretagna e Repubblica Ceca no. La dichiarazione conclusiva la firmano tutti, ma non la Svezia. E poi c’è la Polonia che reclama più presenza e la Francia che si oppone. A vedere dall’esterno, la situazione sembra ancora molto confusa.

Prevale la confusione, non c’è dubbio. Questo asse “di fatto” franco-tedesco appare troppo debole e la situazione resta in stand by, con dei rischi per tutti. Intanto c’è questa prospettiva che per parecchi mesi si rimanga non solo in una situazione di incertezza, ma anche di oggettiva difficoltà.

Però al tavolo delle trattative, l’Italia ne è uscita bene. Monti ha fatto capire che alcuni paesi, come il nostro, in questo momento non possono sopportare altri sacrifici, questo plumbeo rigore. I fattori rilevanti incidono sulla riduzione progressiva del debito.

In questo senso, il Presidente del consiglio italiano ha tenuto duro e ha difeso bene la sua linea. Oggi i fattori rilevanti, come la patrimonializzazione delle famiglie e la situazione di recessione verranno presi nella dovuta considerazione. Ma il problema è che questo rigore tedesco lascia sempre l’Europa in una situazione di attendismo confuso. Ai tedeschi va bene, perché di fatto stanno “vampirizzando” gli altri paesi europei. Basti pensare che, nonostante i miglioramenti e i sacrifici fatti dagli italiani, il nostro spread e i rendimenti dei nostri titoli sono ancora alti. E naturalmente questo fa affluire capitali in Germania, con la continua sottoscrizione di Bund.

Questa politica del rigore è indubbiamente nel dna dei tedeschi, ma fa anche il loro gioco.

È questo che si sta vedendo. È questo che abbiamo sotto gli occhi. È probabile che l’Europa stia pagando le scadenze elettorali di quest’anno. Arrivano prima le elezioni francesi di quelle tedesche. Era probabilmente meglio che accadesse il contrario. Però i tedeschi, in nome di questa politica del rigore, sembrano non rendersi conto che i consumi sono calati in tutti i paesi europei, compresa la Germania. Anche loro hanno il problema di difendere mille miliardi di euro di export. Che però va soprattutto nei paesi dell’eurozona.

Che cosa c’è di più debole in questo accordo che esce dal vertice europeo?