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Economia e Finanza

FINANZA/ Bertone: così il "trucco" di Draghi ridà fiato all’Italia

Mario Draghi ha superato i 100 giorni alla guida della Banca centrale europea e si è reso protagonista di interventi importanti per l’Ue e l’Italia. L’analisi di UGO BERTONE

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

La prima telefonata di Lucas Papademos, Premier della tribolata Grecia, è stata per lui, super Mario Draghi che ha appena festeggiato i primi cento giorni alla guida della Banca centrale europea. Non a caso. Il primo ministro greco, ex Goldman Sachs alla pari di Draghi, sa benissimo che il destino del suo Paese si gioca più a Francoforte, dove si sta escogitando un sistema per far affluire liquidità ad Atene senza violare i trattati, piuttosto che a Bruxelles, dove è ben difficile che qualche governante si assuma la responsabilità di far saltare la costruzione europea una volta che la Grecia mostra di accettare i sacrifici più gravi.

I cento giorni di Draghi, del resto, hanno spostato il baricentro dell’Europa da Bruxelles, paralizzata dal gioco di troppi attori, a Francoforte, dove l’“italian job” di Draghi si è amalgamato alla perfezione con lo strapotere tedesco sulla banca centrale che sorge a un isolato dalla Bundesbank. A novembre, quando Draghi si è insediato, la banca era dilaniata dal conflitto tra falchi e colombe. Un’irriducibile ridotta di rigoristi d’oltre Reno guardava con grande sospetto alla decisione di Jean-Claude Trichet di sostenere Italia e Spagna con acquisti di Btp e Bonos sul mercato secondario: una mossa troppo politica, era l’accusa, che nei fatti ritardava il risanamento dei conti italiani oltre a spingere l’Ue su una china pericolosa che la Germania non avrebbe potuto accettare.

Draghi, che secondo il Financial Times, era scettico fin dall’estate scorsa sulla terapia, fu costretto a non sconfessare il collega. Ma, consapevole che a Roma stava maturando un cambio della guardia “storico”, si mise fin da subito all’opera per individuare una soluzione diversa. Contando su un grande alleato: l’emergenza. Per paradosso la terapia di Draghi ha funzionato perché le banche europee, in Italia come in Germania, a inizio novembre erano sull’orlo del burrone. La crisi di liquidità che aveva investito il sistema minacciava di far saltare dalle fondamenta l’intera eurozona. Perciò qualcosa andava fatto. E in fretta. Come aveva ben compreso sia la Bundesbank che la cancelliera Angela Merkel che hanno fatto piazza pulita dell’opposizione più rigida nei confronti di Draghi.

È in questa cornice che ha preso il via Ltro, cioè l’iniezione di liquidità nelle banche europee che è all’origine del rimbalzo vigoroso dei titoli bancari nelle Borse e, più ancora, del prezzo dei titoli di Stato dell’eurozona, mentre si allenta la paranoia finanziaria che ha spinto sotto zero i rendimenti dei Bund tedeschi. Un intervento degno di Machiavelli, che ha permesso alla Germania di non deflettere dal rigore politico a 360 gradi, culminato nel Fiscal Compact, ma, in cambio, ha consentito alla Bce di rimettere in moto gli ingranaggi più delicati, quelli della finanza e del credito che richiedono ancora interventi mirati e continui, come ha sottolineato al termine del vertice della Bce lo stesso Draghi.