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FINANZA/ Bertone: così il "trucco" di Draghi ridà fiato all’Italia

Pubblicazione:venerdì 10 febbraio 2012

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Non solo. Alle spalle non agisce un governo solo che opera nel nome di Stati federati, come nel caso degli Usa (cosa che rende impossibile il default di California o Wyoming) o di una sola nazione, bensì 27 situazioni politiche dissimili, foriere di non pochi probleimi. Basti dire che l’Ue, dopo aver imposto la ratifica dell’accordo a tutti i partiti di Atene per evitare sorprese dopo le elezioni di aprile, potrebbe esser sconvolta da un radicale cambio di rotta in Francia, nel caso di affermazione del socialista François Hollande.

Per questo l’unica cosa da fare è vigilare sulla solidità delle banche, sperando che la ripresa americana e la congiuntura delle locomotive emergenti consentano all’Europa tutta di superare una crisi che richiede tempo e pazienza. Senza sperare nell’arma taumaturgica dei tassi bassi (perfettamente inutili se il cavallo dell’economia non beve) o confidare troppo in un rimbalzo delle Borse che, in assenza di un miglioramento dell’economia reale, ha comunque il fiato corto: per quanto bravo sia Mario Monti, commenta Nico Spriros, acclamato guru della City dei titoli di Stato, non è possibile che l’Italia si risollevi se il suo Pil continuerà a calare del 2,5% l’anno.

Ci vuole pazienza, insomma. Assieme a tanto coraggio, fantasia italiana e la saggezza di non urtare i farisei dell’Eurotower (subito insorti di fronte alla prospettiva di uno sconto sui titoli greci in mano alla Bce, nonostante l’operazione sia in pratica a costo zero). Per fortuna, pare che Draghi abbia queste doti. Ma non illudiamoci: i miracoli non li sa fare. In caso di stop alla congiuntura americana e di battute d’arresto in Oriente, a danno delle imprese che esportano, la tragedia greca potrebbe concedere il bis: non solo ad Atene, ma anche a Parigi, Roma e Madrid.



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