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ALITALIA/ Dragoni: Cai prepara l’addio di Sabelli e la vendita ad Air France

Rocco Sabelli (Foto InfoPhoto) Rocco Sabelli (Foto InfoPhoto)

Un interesse italiano si potrebbe conseguire al contrario senza imporre il controllo della proprietà in mani italiane, ma dettando a un vettore straniero il mantenimento di una serie di collegamenti con l’estero di lungo raggio e una serie di investimenti, con delle penali per chi non mantiene le promesse. I contratti consentono di specificare tutte queste clausole, ma lo Stato italiano ha dimostrato di non essere presente a questo livello.

 

Come valuta le voci sulle dimissioni di Sabelli?

 

Non sono solo voci. Sabelli è a fine mandato, e le sue dimissioni potrebbero essere il segno che non c’è un pieno accordo per rinnovare il suo incarico. Se non lo pregheranno di rimanere con la fiducia di tutti, abbandonerà quindi l’incarico da Amministratore delegato. Lo stesso Sabelli conosce bene le difficoltà che gli riserverebbe il futuro se restasse. Ha sempre cercato di fare apparire i risultati di Alitalia nel 2011 come un pareggio operativo, che non corrisponderebbe comunque a un pareggio effettivo, ma a una perdita: in realtà, non ci sarà neppure quello. I conti nel 2011 sono peggiorati rispetto al 2010, e credo quindi che se Sabelli, come sta lasciando trapelare, non sarà confermato, questo sarà anche il segno delle difficoltà nella navigazione della compagnia. Oltre che del fatto che a gennaio gli imprenditori che compongono la cordata pensano di vendere ad Air France. L’unica cosa incerta è ormai il prezzo a cui questo avverrà.

 

Davvero ritiene che non ci sia un’alternativa alla vendita di Alitalia ad Air France?

 

L’alternativa può sempre esserci. Se si tratta di un’alternativa straniera, per esempio Lufthansa, sarebbe però difficile smantellare gli accordi già presi tra Alitalia ed Air France a partire dal 2001. L’unica alternativa percorribile quindi, dal momento che sta tornando in auge l’intervento pubblico mascherato attraverso la Cassa depositi e prestiti o il Fondo strategico italiano, potrebbe essere un intervento di questo braccio dello Stato. Sarebbe però sorprendente se si decidesse di rinazionalizzare una società dopo che era stata realizzata un’operazione di privatizzazione costosa per la collettività, "regalandola" a dei soci privati.

 

Che novità emergeranno dal cda di Alitalia del 24 febbraio sui conti del 2011?

 

Il cda ufficializzerà i risultati dell’anno scorso. Da quanto conosciamo in via ufficiosa, la perdita netta della società dovrebbe essere intorno ai 100 milioni di euro. Da documenti interni che ho potuto consultare, la compagnia ha però compiuto delle entrate eccezionali o dovute ad accordi commerciali particolari, incamerando dei proventi diversi. Sono quindi entrate una tantum, che hanno consentito di ridurre le perdite vere della gestione. La perdita effettiva potrebbe quindi anche essere intorno ai 200 milioni di euro.

 

(Pietro Vernizzi)

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