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SCENARIO/ Forte: vi spiego il "successo" di Monti negli Usa

Mario Monti e Barack Obama (Infophoto) Mario Monti e Barack Obama (Infophoto)

C’è un fatto che i nostri giornali non hanno ben chiarito, anzi non lo hanno neppure accennato. L’italiano Monti viene ben accolto alla casa Bianca da un Presidente che sta andando alle elezioni e ha un avversario emergente, in campo repubblicano, di chiare origini italiane. Non è mai uno scherzo per i Presidenti degli Stati Uniti aggiudicarsi i voti degli italo-americani. È una priorità. Quindi tra le altre cose, l’incontro con Mario Monti fa parte di uno show politico ben programmato. Aggiungiamo pure un’ultima considerazione: Berlusconi era un uomo di destra, Monti non è un magnate e in questo momento, pur non essendo di sinistra, è appoggiato dalla sinistra italiana, quindi più congeniale a Obama.

 

Al centro comunque ci sono le questioni di natura finanziaria ed economica, con la crisi dei debiti sovrani, l’incerta politica europea, la mancanza di crescita.

 

Certamente. Ricordiamoci per un momento da dove nasce la crisi dei debiti sovrani. Le banche americane che hanno comprato titoli europei non possono avere l’aiuto del Governo federale. Gli Stati Uniti hanno dato uno scossone all’eurozona, ora stanno cambiando linea. Si rendono conto che se salta l’euro questo gli si ritorce contro. Finché il fuoco è circoscritto alla Grecia si può rimediare, se il fuoco si estendesse all’Italia l’euro crollerebbe. Senza l’Italia, l’euro non esisterebbe. Che linea si è cambiata? Prevale oggi negli Usa una spinta verso l’economia reale rispetto alle ragioni finanziare del dollaro. In sostanza, gli Stati Uniti vogliono che il dollaro sia sempre la moneta di riferimento, il “rappresentante” di una potenza egemone, ma vogliono che l’eurozona sia un buon mercato.

 

È per questa ragione che arrivano lodi di ogni tipo a Monti e al suo governo? È per questo motivo che si sottolineano i passi da gigante che avrebbe fatto l’Italia?

 

Devo dire che Monti è un uomo fortunato. È da molti mesi che l’Italia sta facendo passi decisivi. Monti ha fatto la riforma delle pensioni, ma la crescita del debito italiano negli ultimi trimestri è inferiore a quella di tutti gli altri Paesi. E questo è dovuto alla politica di Berlusconi e del ministro Giulio Tremonti. Devo dire che Mario Monti lo riconosce tutto questo. Il nostro primo ministro continua a seguire la linea del governo precedente. Qui nasce un paradosso. Questo governo, voluto principalmente dalla sinistra, dalla grande stampa e dalla Confindustria, concepito nel famoso “incontro di Todi”, alla fine si rivela, per linea politica, un grande scorno per la stessa sinistra. Diciamo che si è verificato quello che si diceva in antichità dai romani: il vincitore è stato conquistato dai vinti.

 

Scusi professor Forte, ma si può attribuire a Monti anche la possibilità di salvare l’Europa, di fatto correggendo la linea di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy?


COMMENTI
17/02/2012 - monti pensiero e keynes (antonio petrina)

il prof Forte dice che Monti è da considerarsi un keynesiano: keynes nel dopoguerra inglese, (1943) nella trasmissione radiofonica, rispose a questa domanda rivoltagli su come ricostruire Londra: "quanto conta la finanza?". Lettura dell'intervista keynesiana quanto mai attuale sul monti -pensiero!

 
12/02/2012 - Monti è solo una pedina (Moeller Martin)

Sono d'accordo che la vera ragione degli elogi a Monti sono da ricercare nella guerra di potere potere in atto tra USA e Eurozona. Da un lato gli USA, tuttora in balia della finanza ed incapaci di offrire una alternativa credibile alla loro ecconomia Oltretuto con l'obbligo assunto dopo lo sforamento del limite costituzionale al deficit di bilancio e il conseguente obbligo a tagliare 1.500 milliardi di spesa nei prossimi 10 anni. Dall'altro lato l'Europa con l'Eurozona che ne detta la direttiva allo svipuppo, fatto di rigore e concretezza basata sui conti in pareggio e sulle riforme a favore della crescita e della competitività industriale. Il successo dell'eurozona è un duro colpo agli ineressi americani: la fine della loro egemonia in occidentee e quindi nel mondo, fine del dollaro come valuta di riferimento globale con ripercussioni interne devastanti della attuale politica monetaria USA. Sono mesi che tentano in tutti i modi di far fallire, ora è il turno della carta Monti, suggerendo che possa 'salvare' l'Europa, ma dove 'salvare' significa assecondare gli interessi americani. Monti può farlo? No, in Europa Monti conta quanto il due di picche.

 
12/02/2012 - Forte comincia a ricredersi. E Da Rold? (Giuseppe Crippa)

Constato che quanto dichiarato da Francesco Forte ieri è decisamente più ponderato di quanto dichiarato due settimane fa (Monti taglia le leggi, ma anche la crescita) In entrambi i casi Forte fa notare che le politiche di Monti si collocano in una linea di continuità con quelle del governo precedente, nel quale Tremonti poco o nulla ha fatto per la crescita, ma solo in questa occasione ne ammette la valenza positiva: un passo nella direzione giusta che rilevo con piacere.

 
12/02/2012 - Tanti galli nel pollaio (enrico maranzana)

Le singole argomentazioni che il prof. Forte avanza sono consistenti ma sono strutturate per screditare, o quanto meno per evitare la valorizzazione di scelte che ci stanno facendo uscire dal pantano. L'impressione è che il problema che più interessa sia la gestione del potere, non la salute del paese.

 
11/02/2012 - l'esperienza insegna (francesco taddei)

i voti degli italo-americani sono davvero così importanti visto che siamo solo pizzettari mafiosi? e poi il presidente del consiglio ha incontrato G.Soros che considera l'italia un outlet e monti come allora amato, prodi, ciampi il suo cassiere.

 
11/02/2012 - Ordini dall'estero (Mariano Belli)

"Quella del lavoro è l’unica liberalizzazione che forse si realizza. Il resto è piuttosto marginale." Ma certo, sono sempre i soliti, quelli che non contano nulla, che devono pagare per tutti, le caste il potere mica se lo fanno scippare...attenzione, però, che tutte le dittature prima o poi finiscono male