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SCENARIO/ Forte: vi spiego il "successo" di Monti negli Usa

Mario Monti e Barack Obama (Infophoto) Mario Monti e Barack Obama (Infophoto)

L’Italia, sia per il governo Berlusconi sia per il Governo Monti, ha messo i conti in sicurezza, quindi l’euro è al sicuro. Ma pensare che Monti possa modificare la linea dei tedeschi è impossibile. Monti ha studiato a Yale, con Tobin, un moderato neokeynesiano. E penso che anche Monti sia un neokeynesiano. Ipotizzare che modifichi la linea della Merkel mi sembra impossibile. Qui entreranno in gioco altri problemi.

 

Che problemi si dovrebbero affrontare?

 

In un momento come questo bisognerebbe ampliare l’offerta monetaria. Mario Draghi, nei limiti dello statuto della Bce, lo sta facendo. Ma questo i tedeschi non lo approveranno mai oltre un certo limite. I tedeschi hanno una paura atavica per l’espansione monetaria, gli ricorda gli anni Venti fino all’arrivo del nazismo.

 

Questo stabilisce un rapporto più solido tra Italia e Stati Uniti, piuttosto che tra Stati Uniti e Germania?

 

Senza dubbio, ma non solo questo. L’Italia è un punto di riferimento culturale negli Stati Uniti e la sua produzione industriale è complementare a quella americana. È diverso invece il rapporto tra Usa e Germania, che hanno due sistemi in competizione tra loro.

 

In Italia c’è ancora sul tappeto la questione dell’articolo 18.

 

Credo che Monti la stia affrontando bene, meglio di Elsa Fornero. Quell’articolo è un’anomalia per quanto riguarda il reintegro per legge e non è compreso all’estero. Bisognerà limarlo, come del resto ci chiedeva la lettera della Bce fin dal mese di agosto. Credo che alla fine ce la si farà. E poi c’è sempre l’articolo 8 dell’accordo di giugno e settembre, i contratti aziendali, quelli per cui i sindacati ritornerebbero a fare i sindacalisti nelle aziende. Quella del lavoro è l’unica liberalizzazione che forse si realizza. Il resto è piuttosto marginale.

 

(Gianluigi Da Rold)

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COMMENTI
17/02/2012 - monti pensiero e keynes (antonio petrina)

il prof Forte dice che Monti è da considerarsi un keynesiano: keynes nel dopoguerra inglese, (1943) nella trasmissione radiofonica, rispose a questa domanda rivoltagli su come ricostruire Londra: "quanto conta la finanza?". Lettura dell'intervista keynesiana quanto mai attuale sul monti -pensiero!

 
12/02/2012 - Monti è solo una pedina (Moeller Martin)

Sono d'accordo che la vera ragione degli elogi a Monti sono da ricercare nella guerra di potere potere in atto tra USA e Eurozona. Da un lato gli USA, tuttora in balia della finanza ed incapaci di offrire una alternativa credibile alla loro ecconomia Oltretuto con l'obbligo assunto dopo lo sforamento del limite costituzionale al deficit di bilancio e il conseguente obbligo a tagliare 1.500 milliardi di spesa nei prossimi 10 anni. Dall'altro lato l'Europa con l'Eurozona che ne detta la direttiva allo svipuppo, fatto di rigore e concretezza basata sui conti in pareggio e sulle riforme a favore della crescita e della competitività industriale. Il successo dell'eurozona è un duro colpo agli ineressi americani: la fine della loro egemonia in occidentee e quindi nel mondo, fine del dollaro come valuta di riferimento globale con ripercussioni interne devastanti della attuale politica monetaria USA. Sono mesi che tentano in tutti i modi di far fallire, ora è il turno della carta Monti, suggerendo che possa 'salvare' l'Europa, ma dove 'salvare' significa assecondare gli interessi americani. Monti può farlo? No, in Europa Monti conta quanto il due di picche.

 
12/02/2012 - Forte comincia a ricredersi. E Da Rold? (Giuseppe Crippa)

Constato che quanto dichiarato da Francesco Forte ieri è decisamente più ponderato di quanto dichiarato due settimane fa (Monti taglia le leggi, ma anche la crescita) In entrambi i casi Forte fa notare che le politiche di Monti si collocano in una linea di continuità con quelle del governo precedente, nel quale Tremonti poco o nulla ha fatto per la crescita, ma solo in questa occasione ne ammette la valenza positiva: un passo nella direzione giusta che rilevo con piacere.

 
12/02/2012 - Tanti galli nel pollaio (enrico maranzana)

Le singole argomentazioni che il prof. Forte avanza sono consistenti ma sono strutturate per screditare, o quanto meno per evitare la valorizzazione di scelte che ci stanno facendo uscire dal pantano. L'impressione è che il problema che più interessa sia la gestione del potere, non la salute del paese.

 
11/02/2012 - l'esperienza insegna (francesco taddei)

i voti degli italo-americani sono davvero così importanti visto che siamo solo pizzettari mafiosi? e poi il presidente del consiglio ha incontrato G.Soros che considera l'italia un outlet e monti come allora amato, prodi, ciampi il suo cassiere.

 
11/02/2012 - Ordini dall'estero (Mariano Belli)

"Quella del lavoro è l’unica liberalizzazione che forse si realizza. Il resto è piuttosto marginale." Ma certo, sono sempre i soliti, quelli che non contano nulla, che devono pagare per tutti, le caste il potere mica se lo fanno scippare...attenzione, però, che tutte le dittature prima o poi finiscono male