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FINANZA/ La sfida "cattolica" di Passera

lunedì 13 febbraio 2012

Cosa sono le “infrastrutture di coesione sociale”? Quali sono quelle più utili a fronteggiare le diverse emergenze poste dalla crisi? Chi le deve costruire? Con quali fondi e con quali regole? Il super-ministro allo Sviluppo Corrado Passera ha scelto un platea particolare - un convegno romano dell’Unione cristiana imprenditori e dirigenti - per porre una “prima pietra” tra le molte che prevedibilmente segneranno una lunghissima campagna elettorale “costituente”. C’era il cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, a introdurre i lavori di “Strategie d’impresa per il bene comune”: riflessioni collocate, dunque, esplicitamente nel raggio della Dottrina sociale della Chiesa e dell’enciclica “Caritas in veritate”.

E il ministro tecnico del governo Monti, da poco ex banchiere, ha concordato: il tempo della “finanza imbrogliona” è finito, assieme alle prediche veloci e luccicanti dei “professorini” neo-liberisti, ha detto Passera. Perfino un “guru” del management come Michael Porter si sta occupando meno dei “vantaggi competitivi” utili a vincere sui mercati darwiniani e più della “creazione di valori condivisi” indispensabili a una società economica sostenibile: a luoghi umani in cui le imprese non prosperano a senso unico, a spese di tutti gli altri “stakeholder” (dipendenti, consumatori, ecc.).

Ma non c’era bisogno di un convegno e di un ministro-banchiere per ricapitolare una posizione “cattolica” sul bene comune come parte integrante del valore aggiunto “tout court” di un’impresa: qualcosa che - in una situazione limite - distingue un’impresa da una che non lo è , non certo ad assegnare una semplice medaglietta di “responsabilità sociale” a imprese tutte uguali, ancora tutte connotate dal paradigma unidimensionale della massimizzazione dei profitti finanziari a breve termine. Meno scontato è stato che il ministro cui è operativamente affidata la strategia “Cresci-Italia” abbia di fatto posto le “infrastrutture sociali” sullo stesso piano di quelle “materiali”: delle tradizionali “grandi opere” delle grandi reti, delle grandi utilities produttrici di “energie” di base o pregiate.

Una discreta approssimazione di soggetti che promuovono l’infrastrutturazione sociale del Paese sono le Fondazioni di origine bancaria: che è poi, in concreto, una delle piattaforme alle quali guarda lo stesso Passera - ex capo di Intesa Sanpaolo, controllata da Fondazioni del calibro di Cariplo, San Paolo, CassaBologna, CassaPadova e CariFirenze. Gli ambiti-standard di intervento istituzionale di una Fondazione sono cinque: sanità, education e ricerca scientifica, tutela dei beni, artistici, culturali, ambientali, assistenza alle categorie deboli, sostegno allo sviluppo economico locale. In una parola: sussidiarietà.




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