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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. C'è un taglio che "smonta" i decreti di Monti

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Quindi, visto che lo scenario macroeconomico è cambiato rispetto alla manovra del 4 dicembre, la spending review avrà il compito basilare di costruire una sorta di “cuscinetto di garanzia”, lo definisce l’economista Giarda. Insomma, la spending review rappresenta l’assicurazione che saranno rispettati gli impegni presi con l’Europa in materia di finanza pubblica, si dice a Palazzo Chigi. Nulla di imminente e di immanente per tagliare il debito, quindi, nonostante le indiscrezioni recenti come quelle di Massimo Mucchetti, che su Il Corriere della Sera ha parlato di un piano per far confluire nella Cassa depositi e prestiti, società controllata dal Tesoro, alcune aziende pubbliche come Sace e Fintecna per poter ridurre di circa 50 miliardi il debito grazie agli incassi. Alla presidenza del Consiglio si sostiene che non c’è alcun progetto in fase operativa. Così si arriva al paradosso che è dall’esterno del governo o da iniziative parlamentari che arrivano sollecitazioni in questa direzione.

Un’alternativa alle privatizzazioni è la proposta “tagliadebito” elaborata dall’economista Guido Salerno Aletta e da Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato. Per abbattere il debito pubblico del 20% in tre anni, senza passare per una serie estenuante di manovre correttive, bisognerebbe agire in due modi: primo, offrire titoli di stato ai proprietari degli immobili che li mettono volontariamente in garanzia; secondo, va previsto un investimento forzoso in un fondo al quale lo Stato conferisce i suoi asset immobiliari e le quote delle aziende partecipate, da valorizzare e restituire nel lungo termine agli italiani. Mauro Cutrufo, responsabile enti locali del Pdl, ha depositato al Senato una proposta “taglia-debito” simile, sostenuta da esponenti del Pdl come Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello.

 

Twitter@Michele_Arnese

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