BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. C'è un taglio che "smonta" i decreti di Monti

Il governo continua a essere concentrato più a centrare il pareggio di bilancio che su misure straordinarie per abbattere il debito pubblico. Il commento di MICHELE ARNESE

Foto FotoliaFoto Fotolia

Riforme, liberalizzazioni e rigore. È la triade alla quale il governo Monti continua a ispirarsi. Con l’imminente riforma del lavoro, l’esecutivo completerà di fatto le maggiori e urgenti innovazioni che aveva annunciato: prima con il decreto “Salva-Italia” ha messo in ulteriore sicurezza i conti pubblici con una gragnuola di imposte e un paio di provvedimento pro-crescita dello Sviluppo economico, poi ha varato il decreto legge sulle liberalizzazioni che ora affronta la prova parlamentare con rischi di depotenziamento, quindi ha approvato un provvedimento per la semplificazione amministrativa e ora si appresta a riformare il mercato del lavoro anche senza l’accordo dei sindacati.

Dunque i compiti rilevanti del tecnogoverno sono finiti? No. La recessione conclamata mette a rischio, con un Prodotto interno lordo (Pil) in picchiata, i rapporti deficit-Pil e debito-Pil programmati e concordati a livello europeo. Ma il governo, da quanto si apprende, continua a essere concentrato più a centrare il pareggio di bilancio fissato per il 2013 che su misure straordinarie per abbattere il debito pubblico, come peraltro previsto dal Patto fiscale europeo che sarà siglato il prossimo primo marzo dal Consiglio europeo (la riduzione prescritta è di un ventesimo all’anno della parte eccedente il 60% del rapporto debito-Pil). L’impressione è stata registrata anche dai partecipanti negli Stati Uniti all’incontro che premier Mario Monti ha avuto con la comunità finanziaria venerdì scorso.

All’opera sulla spesa pubblica c’è l’economista Piero Giarda, già sottosegretario alle Finanze nei governi di centrosinistra e ora ministro per i Rapporti con il Parlamento. Giarda sta cercando di trasformare in azione operativa l’analisi che aveva elaborato per conto dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, su come e dove tagliare selettivamente la spesa pubblica. I tecnici la chiamano spending review, da anni consigliata dalla Banca d’Italia e mai realizzata per le carenze della Ragioneria generale dello Stato e per una mancanza di volontà politica.

In uno degli ultimi Consigli dei ministri l’esecutivo ha deciso la sperimentazione della spending review nei primi tre ministeri (Interno, Istruzione e Affari regionali). Ma al di là della sperimentazione, il fine del Premier è quello di utilizzare gli effetti della spending review in termini di minore spesa per centrare gli obiettivi di finanza pubblica in presenza di un Pil calante (quest’anno -0,5% secondo l’esecutivo, mentre il Fmi ha stimato un -2,2%). In questo modo il governo punta a garantire il rispetto delle previsioni per il 2012 e il 2013, anno in cui si deve raggiungere il pareggio di bilancio.