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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Pelanda: ecco il “jolly” contro Monti che può ridarci la tripla A

Per la crescita dell’Italia, spiega CARLO PELANDA, serve la sostituzione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori con un meccanismo di tutela che non soffochi lo sviluppo delle imprese

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Ora l’Italia, più credibile sul piano del rigore, sarà valutata dai mercati per la sua capacità sia di fare crescita, sia di costruire un sistema politico ordinato che la mantenga dopo le elezioni del 2013. Una prima prova dovrà essere data nelle prossime settimane. Per la crescita serve la sostituzione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori con un meccanismo di tutela che non soffochi lo sviluppo delle imprese.

Tale misura serve immediatamente, perché potrebbe attutire la recessione in atto, forse perfino invertirla, via il suo effetto incentivo alle imprese per aumentare gli investimenti e l’occupazione. Quindi è interesse nazionale che tale riforma non solo venga fatta in fretta, ma anche che non comporti conflitti violenti. L’Italia non può permettersi, in questo delicatissimo momento di faticosa ricostruzione della sua credibilità, immagini televisive di scontri di piazza che girino nel globo.

Tecnicamente, negli indici di valutazione delle agenzie di rating pesa molto un indicatore, denominato “reform stress” (stress da riforma), che misura la difficoltà di produrre cambiamenti verso l’efficienza di un modello economico. L’Italia non può permettersi un ulteriore declassamento del suo voto di affidabilità, perché ciò aumenterebbe il costo, oltre che del rifinanziamento del debito pubblico, anche della raccolta di fondi per il sistema bancario che si trasformerebbe in peggioramento del credito, già insufficiente e costosissimo, per famiglie e imprese.

Quindi tutti noi - sulla stampa è importantissimo proporlo con determinazione per influenzare politica e sindacati - dobbiamo contribuire con le nostre opinioni a formare il consenso per una riforma efficace, rapida e senza conseguenze di conflitto eccessivo. E per riuscirci dobbiamo puntare a una riforma bilanciata che mantenga le tutele per i lavoratori e allo stesso tempo produca l’effetto crescita/efficienza.

È possibile? Lo è, applicando una teoria nota, nonché scegliendo tra prassi già applicate in altre nazioni, quindi valutabili concretamente. Semplificando, si tratta di trasferire la garanzia dal posto di lavoro, come oggi stabilito dall’articolo 18 che fissa la licenziabilità solo per giusta causa, al lavoratore come persona. Tale metodo è stato alla base di una riforma compiuta dalla sinistra tedesca (governo Schroeder) che ha dato le ali all’industria e alla produttività, nonché all’occupazione, della Germania.


COMMENTI
14/02/2012 - abrogazione art. 18 e licenziamento donne incinte (Andrea Sonego)

Il mio timore è che, se già oggi una donna incinta viene facilmente licenziata, maggiore rischio si avrà con l'abrogazione dell'art. 18. Bisogna salvaguardare ad ogni costo dal licenziamento, anche per motivi economici oggettivi dell'azienda, le donne incinte che effettivamente portano a termine la gravidanza e le madri di piccoli fino ad almeno 3 anni di età

 
14/02/2012 - Pelanda vs Cetto La Qualunque (giorgio cordiero)

Dire bravo al Prof. Pelanda è doveroso. L'opinone pubblica si forma attraverso l'informazione ed è sacrosanto evidenziare quello che viene palesato in questo articolo, capita però che l'uomo di strada sia più propenso ad ascoltare il populista di turno che continua a mantenersi in vita (ed in carne) grazie alla demagogia, sia essa liberista, sia essa comunista. Ieri sera ho assisitito al finale della trasmissione L'infedele e sono rimasto un po' colpito dalle parole di una signora greca che era nello studio, ma che prometteva di tornare in piazza ad Atene a manifestare. Essa diceva che esistono due parole greche per politica: la prima esprime l'ideologia e la seconda la pratica. Lei assseriva che occorre combattere per la prima e mi sa che così facendo i greci non andranno da nessuna parte, se non all'ospedale e forse qualcuno purtroppo al cimitero. Lo stato sociale alla tedesca è possibile in Germania dove di Cetto Laqualunque ve ne sono ben pochi, ma nel paese delle prebende mi sa che sia difficilissimo.

 
13/02/2012 - Lo stato sociale tedesco (Moeller Martin)

Il sussidio di disoccupazione, Arbeitslosengeld, non è stato introdotto da Schroeder ma è sempre esistito. Almeno a partire dagli anni 70, periodo che per età ho vissuto personalmente. Inoltre sotto al sussidio di disoccupazione vi è un ulteriore livello, detto Sozialhilfe. Questo copre chiunque abbia diritto alla residenza. A queste forme di assistenza si affiancano poi tutta una serie di sussidi specifici, in particolare Wohngeld per l'affitto e Kindergeld per i figli a carico. Sommando le singole voci, una ragazza madre con 3 figli a carico percepisce oggi senza lavorare più di un impiegato in Italia. Schroeder ha dovuto introdurre correttivi sia per contrastare i disoccupati per professione, sia per contenerene i costi nella Germania unificata. E' stato introdotto uno schema di decremento delle prestazioni nel tempo, che in pochi mesi porta al livello più basso, Hartz IV. A questo punto i beni patrimoniali riducono l'importo erogato. Sotto Hartz IV è difficile mantenere la casa di proprietà, neanche a parlarne se gravata da mutuo. Può darsi che nelle prime fasi il motivo del licenziamento abbia un peso, ma non credo. La ricchissima Germania Ovest si permetteva uno stato sociale molto più generoso. Invece le basi del mercato del lavoro attuale risalgono a Kohl, primi anni 80. La Merkel ha introdotto nel 2008 la cassa integrazione, evitando così che l'industria smantelli la propria capacità produttiva.