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FINANZA/ 2. Grecia, un’agenda "segreta" per il dopo-default

Lucas Papademos (Foto Imagoeconomica) Lucas Papademos (Foto Imagoeconomica)

Detto questo, possiamo dire che questi strumenti sono più che bonds emessi dal governo greco. Più specificatamente, sono molto simili a quella che gli economisti chiamano “quasi-money”, una fattispecie non nuova e anzi utilizzata ogni qualvolta un governo ha dovuto cercare un valvola di sfogo dalle rigidità fiscali nominali nel corso di una disputa finanziaria. Nella maggior parte dei casi, questo avviene per governi appartenenti a un’unione monetaria che non posso stampare moneta per finanziare il deficit. Insomma, i “pharma-bonds” somigliano molto agli Iou emessi dalla California di Schwarzeneger nel 2009, quando lo Stato non aveva più liquidità per pagare venditori e dipendenti. Lo stesso, più o meno, lo fece però anche l’Argentina, la quale durante la crisi del debito creò veicoli “quasi-money”, quando dovette letteralmente smettere di creare moneta. Nel caso attuale greco, poi, i “pharma-bonds” sembrano non usualmente “money-like”, visto che possono essere depositati presso una banca, la quale può porli a garanzia come collaterale per ottenere denaro contante.

Insomma, teoricamente se una nazione emette un bond come rimborso, anche temporaneo, per un fornitore, in quel caso non c’è prelievo di denaro dal settore privato, visto che nessuno compra quell’obbligazione attraverso contante. È una forma di scambio, di baratto nella quale un venditore fornisce un bene a un’amministrazione governativa e riceve in cambio uno strumento finanziario creato dal nulla dallo stesso governo. Insomma, per quanto tortuoso, non c’è molta differenza dallo stampare nuova moneta in Grecia. Ma che esista un piano alternativo a quello ufficiale del governo Papademos, ovvero onorare le richieste della troika per ottenere i 130 (anzi, 145) miliardi di nuovo piano di salvataggio, lo si vocifera da giorni, visto che fonti a conoscenza dell’argomento confermano come al ministero delle Finanze ellenico si stia valutando l’opportunità del default, seguito da quello che nel mondo delle aziende viene definito finanziamento Dip o Debtor in possession, ovvero ottenere un finanziamento post-bancarotta che appare molto complicato nel caso di un default sovrano, visto che presupporrebbe un investitore ad hoc, ovvero volenteroso di finanziare un Paese che ha appena smesso di ripagare il debito esistente.

Chi potrebbe essere? Non certo il Fmi o la Bce, che anzi potrebbero incorrere in serie perdite dirette in caso di default, ma magari qualche ricco Paese arabo o la Cina, già da tempo attivissima in Grecia nello shopping di infrastrutture (aeroporti e porti) e utilities a prezzo di saldo, visto che Atene deve vendere a qualsiasi costo per far cassa come chiesto dalla troika e Pechino è piena di riserve e volonterosa di assets dequalificati, ma con alto potenziale, e soprattutto di partner sempre più intimamente legati a lei (l’eurozona è già il primo mercato per l’export cinese). Insomma, per Atene una partnership diretta con Pechino significherebbe finanziamenti post-default e una politica di vendita di assets strategici a prezzi certo bassi, ma comunque migliori di quelli che potrebbero offrire e pagare i partner europei. Inoltre, la Cina ha soldi sufficienti non solo per ammodernare e migliorare le strutture che acquista, ma anche per investimenti che significheranno posti di lavoro e crescita per la Grecia.

Non appare un caso, quindi, che se questa è l’agenda nascosta cui si starebbe lavorando, il governo ellenico, per far accettare rendimenti più bassi ai creditori privati (nei piani non ufficiali greci per ogni 100 euro di debito esistente, l’investitore dovrà accettare 10 euro di un nuovo bond decennale al 2,5%, 10 euro di un nuovo bond ventennale al 3% e 10 euro di un trentennale al 3,5%), abbia accettato di unire degli warrants legati al Pil ai nuovi bonds ristrutturati, in modo che se per caso l’economia greca dovesse riprendersi, i detentori di quelle obbligazioni avranno una payout molto più grande che garantirebbe anche dai costi di riconversione della valuta in caso di ritorno alla dracma, con o senza peg fisso con l’euro. Insomma, siamo di fronte al primo bond sovrano convertibile della storia.

C’è poi la Bce, la quale sarebbe la grande sconfitta di un default greco, ma, allo stesso tempo, avrebbe mille motivi solo emozionali e non logici per non intervenire nella fase di post-bancarotta. Anche perché, senza un piano chiaro da parte di Bce, banche centrali e partner strategici, a finire sottoterra saranno le banche europee, visto che un default imporrà il fatto che le garanzie finora offerte dagli istituti greci come collaterale per ottenere soldi dalla Banca centrale greca o dalla Bce non verranno onorate.


COMMENTI
17/02/2012 - Veramente squallido (Moeller Martin)

Commento un articolo e scopro di essere insultato in un post scriptum fuori contesto da un altro autore. Per di più non rispondendo nel merito, ma attingendo a piene mani dai più beceri luoghi comuni per arrivare alla conclusione che 'un tedesco non può che essere un nazista e allora non deve permettersi di criticare gli altri'. Salvo naturalmente che il Bottarelli sappia spiegare in modo razionale il nesso tra la contabilità delle vittime dell'olocausto e l'attuale crisi in Grecia. Ma oltre a questo, è richiesta eterna gratitudine in base ad un articolo scritto da un inglese anti-europeista dichiarato sul giornale fiancheggiatore dei conservatori e quindi impegnati con ogni mezzo a far fallire il progetto Euro. Ma nel mondo di Google è difficile manipolare la realtà e così salta fuori anche una versioni più completa e realistaica, fatta di una sequenza di ricatti che non può che fare vergognare i responsabili. Riguardo al russo, anche il Bottarelli dovrebbe sapere che l'Europa è stata spartita a Yalta e non nel 1953 e che la divisione della Germania in due stati è dovuta al rifiuto anglo-americano di costituire uno stato neutrale come in Austria. Personalmente poi, avrei in ogni caso parlato italiano. Riferimenti http://vocidallestero.blogspot.com/2012/02/le-condizioni-cartaginesi-della.html http://altrimondi.gazzetta.it/2010/10/la-germania-domenica-chiude-la.html http://it.wikipedia.org/wiki/London_Agreement_on_German_External_Debts