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Economia e Finanza

SCONTRI ATENE/ Fortis: alla Grecia i soldi dell'Europa non basteranno

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Occorre riuscire a superare due “dolorosi” giri di boa: le elezioni francesi e quelle tedesche. Soltanto nel momento in cui non ci sarà più questa incognita elettorale di mezzo, potremo forse vedere una Germania finalmente proattiva, capace non solo di chiedere rigore, ma anche di inventare una strategia europea per la crescita, cosa che finora non c’è stata assolutamente.

 

Quanto ritiene probabile che il Portogallo possa diventare un nuovo fronte critico per l’Europa?

 

Il Portogallo non ha un debito pubblico alto come quello della Grecia, anche se sta crescendo molto, tra il 15-20% l’anno in valore assoluto. Nello stesso tempo c’è una ricchezza privata più alta, anche perché quella greca si è dissolta o spostata all’estero. Poi ha una certa presenza nel manifatturiero, anche se in settori più tradizionali, come tessile, abbigliamento e calzature, con poco valore aggiunto. La situazione di Lisbona non è certo ottimale, ma il rischio per il Portogallo lo vedo connesso all’eventuale incapacità dell’Europa di togliere la Grecia dalla “graticola”.

 

In che senso?

 

Nel momento in cui la Grecia fosse un po’ più sostenuta nel suo sforzo, con l’effettivo stanziamento del prestito, con la piena operatività dell’Esm entro l’estate, ecco che il rischio Portogallo potrebbe essere più facilmente contenuto. Se però lo scenario dovesse volgere al peggio, allora sarebbero guai: se abbiamo rischiato di essere travolti noi in Italia dalla speculazione, figuriamoci cosa potrebbe accadere a un “peso piuma” come il Portogallo. In sintesi: se riusciamo ad avere un’Europa che si ricompatta, che riesce veramente a fare quadrato, allora sarà possibile limitare la speculazione verso i paesi in difficoltà.

 

Professore, un’ultima considerazione riguardo l’Italia. Si è parlato di un rapporto della Commissione europea, una sorta di “pagella” su alcuni paesi europei, nel quale vengono evidenziati gli squilibri macroeconomici del nostro Paese. Cosa ne pensa?

 

Se i numeri sono quelli emersi in questi giorni sulla stampa, il rischio è che questo rapporto si trasformi nella solita solfa trita e ritrita. Per certi versi spero che il documento contenga più informazioni e dati sul nostro Paese. Ricordiamoci solo che dal punto di vista dinamico l’Italia sta mostrando una certa volontà di migliorare le proprie performance di finanza pubblica. Forse più che queste “pagelline” sarebbe interessante vedere maggior attivismo da parte dell’euroburocrazia nel mettere in campo politiche che favoriscano sviluppo e ricerca nell’Unione.

 

(Lorenzo Torrisi)

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