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SCONTRI ATENE/ Fortis: alla Grecia i soldi dell'Europa non basteranno

Pubblicazione:martedì 14 febbraio 2012

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Dopo il voto del Parlamento arrivato domenica, la situazione della Grecia è tutt’altro che tornata alla normalità. Le proteste contro le misure di austerità imposte dalla troika Fmi-Ue-Bce stanno proseguendo e toccherà ora all’Eurogruppo di domani sbloccare i nuovi prestiti che Atene attende per ripagare i suoi debiti e scongiurare così il fallimento. «Anche se - ci spiega l’economista Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison - abbiamo tirato un sospiro di sollievo con il voto parlamentare, la situazione della Grecia rimane estremamente complicata. Se il prestito ad Atene venisse concesso, infatti, i problemi non sarebbero totalmente risolti».

 

Perché?

 

Perché il Paese ha un debito altissimo, non facile da ricondurre sotto controllo, e, soprattutto, un Pil che, per effetto delle stesse misure di austerità, probabilmente nel 2012 andrà in picchiata più di quanto non abbia già fatto nel 2011.

 

A questo punto non sarebbe meglio, come sostengono anche alcuni greci che protestano contro le misure di austerità imposte, un default della Grecia con la sua uscita dall’euro?

 

Meglio non farsi illusioni. Se tornasse la dracma, essa si svaluterebbe immediatamente di molto. Si potrebbe anche pensare che così sarà più facile esportare. Ma cosa può esportare la Grecia? Non ha un’industria manifatturiera, ma solo un po’ di agricoltura. Non è quindi un Paese che può trarre vantaggio da una svalutazione competitiva, come invece ha fatto in passato la Svezia, grazie alla sua, seppur piccola, industria manifatturiera. Che le ha permesso negli anni di riequilibrare la bilancia dei pagamenti con l’estero.

 

La Grecia potrebbe però avere qualche vantaggio nel settore turistico.

 

Non più di tanto. Non penso che i problemi sociali che si creeranno con le misure di austerità possano essere evitati con l’uscita dall’euro. Diminuzione degli investimenti esteri e costi crescenti per le importazioni porterebbero più disoccupazione e maggiori difficoltà per le tasche dei greci: un clima non proprio ideale per attirare i turisti, nonostante un risparmio sui costi di soggiorno.

 

Atene non è ancora comunque al sicuro. Cosa dovrebbe fare l’Europa per ridurre i rischi?

 

Il Fondo salva-Stati (che si trasformerà nel Meccanismo europeo di stabilità - Esm) non è ancora all’altezza del compito. Soprattutto, nel caso la situazione greca precipitasse, non sarebbe in grado di evitare il propagarsi del contagio agli altri paesi europei, Portogallo in primis. Finora l’unica arma concreta messa in campo a livello europeo è stata l’operazione straordinaria Ltro della Bce, che è riuscita a “convincere” le banche ad acquistare titoli con l’opportunità di realizzare ricavi in cambio di liquidità fornita al tasso dell’1%. Ma questo sforzo della Bce non può bastare. La partita è soprattutto politica.

 

Ci spieghi meglio.


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