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Economia e Finanza

QUOTE LATTE/ Dall’Ue un nuovo "macigno" per Monti

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Secondo quanto dichiarato dalla Commissione, le informazioni già fornite dall’allora Governo Berlusconi quater il 24 giugno 2011 sul comma “sospetto” non permettono di valutare la correttezza della difesa italiana, secondo la quale il beneficio finanziario per ciascun produttore coinvolto, derivante da uno slittamento di sei mesi della scadenza di pagamento, rientra sotto la soglia di aiuto definito de minimis, ovvero quell’importo che, in quanto modesto, non altera gli equilibri commerciali nel mercato interno e non richiede un’approvazione preventiva dal parte della Commissione europea. Tuttavia, seppur in assenza di sufficienti informazioni, la Commissione ritiene che tale proroga di pagamento si aggiunge all’aiuto già approvato dal Consiglio nel 2003 che, per la sua natura e il suo carattere eccezionale, va considerato come “un aiuto unico massimo non cumulabile con nessun altro tipo di intervento”.

Il conto alla rovescia è già partito e la Commissione attende una risposta entro il 10 marzo da parte del nostro Governo, il quale difficilmente potrà giustificare un aiuto che ha tutte le caratteristiche di illegalità: soldi dei contribuenti destinati a migliorare la situazione finanziaria di alcuni produttori senza contribuire in alcun modo allo sviluppo del settore. Un settore che tuttavia sta soffrendo e che, nonostante gli interventi dell’Ue nel 2009 (un pacchetto di aiuti di 280 milioni di euro e la possibilità, per ciascuno Stato, di aiutare ciascun produttore di latte con un contributo pari a 15.000 euro), continua ad andare avanti tra prezzi del latte sempre più volatili, quote nazionali sforate (i produttori italiani non sono gli unici a produrre più di quanto previsto dall’Ue) e frodi (la più recente quella di due persone condannate dal tribunale di Pordenone in quanto colpevoli di aver evaso circa 20 milioni di euro nell’ambito del regime delle quote latte).

Oltre che sui temi di natura finanziaria, Mario Monti sarà chiamato a salvare l’Ue anche sul fronte agricolo?

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