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SCONTRI ATENE/ Quadrio Curzio: Grecia, un "rebus" che minaccia anche l'Italia

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L’asta di liquidità del 22 dicembre è stata un successo. Quasi 500 miliardi di euro sono stati erogati alle banche della Uem all’1% per tre anni, accettando quali garanzie una grande varietà di titoli di credito, purché dotati di una certificazione di qualità del governo o della banca centrale nazionale. Semplificando, si può dire che la Bce dà liquidità alle banche a tasso d’interesse zero. Per l’asta annunciata per fine febbraio, qualcuno ha parlato addirittura che si avvicinerà la soglia dei 1.000 miliardi di euro. Staremo a vedere. Comunque Draghi sta operando molto bene, nell’interesse di Eurolandia, mentre questo non è stato fatto da alcuni capi di stato o di governo di paesi membri.

 

Nonostante la liquidità immessa nel circuito bancario dalla Bce, però, i rubinetti del credito restano chiusi. Perché?

 

Le banche italiane hanno assorbito una più che discreta quantità di liquidità: circa 50 miliardi di euro. In generale, le 500 banche che hanno fruito delle operazioni di rifinanziamento triennali di dicembre hanno destinato quanto raccolto dapprima a quatto usi: rimpiazzo di prestiti avuti con scadenza di un anno dalla Bce; depositi temporanei alla Bce; credito a famiglie e imprese; acquisto di titoli di Stato. Ma gradualmente la situazione si sta modificando a favore di un aumento del credito all’economia, imprese e famiglie, e di acquisti di titoli di Stato di Paesi dell’Uem, piuttosto remunerativi, determinando quindi aumenti di quotazioni e graduali ribassi dei tassi. A mio avviso, in situazioni di pesante recessione, non basta però il credito bancario.

 

E cosa occorre d’altro?

 

Ci vuole una spinta alla domanda e la sola che si può concentrare in poco tempo è quella per gli investimenti. Questo ci riporta agli eurounion bond dei quali abbiamo spesso trattato.

 

(Lorenzo Torrisi)

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