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RECESSIONE ITALIA/ Ecco l’alternativa alle tasse di Monti

Pubblicazione:giovedì 16 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 febbraio 2012, 9.35

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

ITALIA IN RECESSIONJE: CHE FARE? Siamo tecnicamente in recessione, malgrado la valanga di manovre e le conseguenti tasse che ci sono piovute sulla testa per tutto il 2011. Non c’era da aspettare i dati statistici per sapere tutto quello che già sapevamo. Per due successivi trimestri del 2011, il Pil è sceso prima dello 0,5%, poi dello 0,7%. Due trimestri in negativo significano tecnicamente recessione. È cresciuto anche il debito pubblico in valori assoluti, e ora il rapporto tra debito e Pil è intorno al 120%, con la tendenza a sfondare questo “muro”. Ci si può consolare con la cosiddetta “ripresina” del primo semestre del 2011, che ci porta a un saldo attivo annuale dello 0,4%. Ma ormai è inutile nascondersi dietro a un dito. L’attuale stato dell’economia impone delle scelte. Illudersi su una ripresa, con lo stato di depressione attuale, è un rischio che non ci si può permettere, data l’attuale governance europea. E il debito bisogna aggredirlo e ridurlo drasticamente. Il problema è quale ricetta usare: tassare di nuovo i già spremuti cittadini italiani oppure ricorrere da altre soluzioni? Ugo Arrigo, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bicocca di Milano non ha dubbi al proposito.

 

Professore, che cosa occorre fare in circostanze come queste?

 

Pensare di spremere ancora i cittadini con altre tasse sarebbe il suicidio finale. Il problema che si pone è quello che affrontano tutti i debitori con minimo di sale in zucca: vendere quello che hai di valore in casa. Che cosa altro puoi fare se le tue entrate non riescono a pareggiare le uscite? E oggi lo Stato, con questo “governo di tecnici”, può fare questa scelta.

 

Dove sono questi “oggetti di valore”?

 

C’è un patrimonio immobiliare italiano pubblico che è calcolato, con una stima approssimativa, su un valore di 300-400 miliardi di euro. Se si riuscisse a valorizzarlo e venderlo, non svenderlo come stanno facendo adesso in Grecia, significherebbe abbattere il debito pubblico almeno del 20%. Probabilmente basterebbe cominciare a vendere qualche cosa, dare un segnale e già questo sarebbe utile. Il problema è che finora non si vende nulla.

 

Come mai si ha solo una stima?

 

Perché i grandi edifici pubblici e storici non sono catastalizzati. Ma si può rimediare. Poi si possono mettere in vendita anche le grandi imprese pubbliche. Insomma, per ripagare il debito bisogna ormai ricorrere al patrimonio, non andare a ricorrere sempre al conto economico per cercare di mettere nuove tasse. Questa era un’abitudine anche di Giulio Tremonti, il quale diceva che aveva un “vestito” dove in una tasca c’era la ricchezza privata e nell’altra il debito pubblico. Oli Rehn gli rispondeva che mancava la tasca della ricchezza pubblica. È sperabile che un “governo di tecnici” arrivi a una soluzione per trovare questa terza tasca del vestito italiano.

 

Possiamo fare qualche esempio di grandi palazzi italiani che vengono non valorizzati, ma quasi mortificati?


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COMMENTI
17/02/2012 - Ridurre le spese e aumentare l'efficienza (Moeller Martin)

Mettiamoci il cuore in pace e seguiamo tutti gli altri lungo la via maestra: 1.) Sistemiamo il deficit corrente riducendo le spese, e non aumentando le tasse. L'Europa ci ha chiesto di sistemare i nostri conti ed in quanto tempo farlo, ma stava a noi scegliere il modo. Penso che Monti abbia davvero sorpreso tutti con la sua manovra tutta tasse. 2.) Facciamo crescere la nostra economia aumentando l'efficienza del sistema. Sono 20 anni che l'Italia non cresce a sufficienza. Tornare a crescere significherebbe aumentare le entrate e l'occupazione, facendo svanire tre quarti dei nostri problemi attuali come la neve al sole. La risposta alla domanda perché Palazzo Marino deve essere la sede del municipio di Milano è semplice: perché Milano merita una posizione di prestigio tra le metropoli europee e quindi ha bisogno di una sede adeguata. Se tuttavia dovessimo davvero dover vendere l'argenteria, lo faremo sena battere ciglio. Ma sia ben chiaro che in quel caso si inizia dal Quirinale, seguito da Palazzo Marino e da Palazzo Madama. Battute a parte, non ha senso riequilibrare il deficit con la sola vendita di beni pubblici. Sarebbe una pezza temporanea che lascia inalterato il sistema che con i suoi sperperi ha causato il debito e che, se non riformato adeguatamente, continuerà a causerne di nuovi. Meno che mai si devono toccare le poche grandi industrie rimaste, che sono la nostra unica risorsa per far da traino alla PMI sui mercati globali.

 
16/02/2012 - Commento a RECESSIONE ITALIA (Gianluigi Lonardi)

Per me è sconvolgente. Vendere i palazzi dello stato? benissimo, chi li compra? Li utilizziamo per fare musei che non rendono? Io credo che finchè non si capirà perchè e come è stato fatto il debito pubblico e non se ne eliminano le cause non si concluderà nulla di positivo. Se si analizzano i saldi delle regioni elaborati da unioncamere del veneto e si proiettano per gli ultimi 50 anni, si può notare con chiarezza che il debito è stato fatto tutto per finanziare le regioni centrali e meridionali. Finchè non si avrà il coraggio e il buon senso di prendere atto di ciò è probabilmente inutile pensare di uscire da questa crisi. E' sintomatico di quello che potrebbe succedere il fatto che all'intervistato venga l'idea di vendere Palazzo Marino e non Palazzo dei Normanni.

 
16/02/2012 - il mercato neutrale non esiste (francesco taddei)

le grandi imprese pubbliche sono strategiche per l'italia. dovremmo farle crescere, come fanno i francesi che si sono comprati il settore energetico italiano. vendere si ma non tutto. pensiamo invece alle municipalizzate, vero parcheggio di politici e clienti e costantemente in deficit. non ci vogliono solo tecnici e professori ma anche politici difensori dell'interesse nazionale italiano (categoria che scarseggia molto)