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SCENARIO/ Ecco la "carta" della crescita dimenticata da Monti

Oggi riprende la trattativa tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. NICOLA PORRO ci ricorda una norma che potrebbe rappresentare una svolta in questo campo

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Il Governo dei tecnici sta entrando in uno dei momenti più delicati della fase “cresci-Italia”: quello della riforma del mercato del lavoro. L’incontro tra le parti sociali, cioè sindacati e Confindustria, a quanto si dice, non ha prodotto buoni risultati. Ora si aspetta il confronto con Elsa Fornero. Non c’è solo curiosità, ma anche grande attesa. Perché è inevitabile che proprio sul lavoro, sul rilancio dell’impresa si giochi il problema della ripresa e il futuro dell’Italia. Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale guarda con attenzione a quello che sta accadendo e non si fa illusioni.

A suo parere come si comporterà il Governo sulla riforma del mercato del lavoro?

Questo “governo di tecnici” si sta comportando con grande attitudine politica. E su questo punto, a mio avviso (non voglio entrare nel merito dei provvedimenti che prenderà), sta facendo bene. Credo che il ministro del Welfare e il presidente del Consiglio abbiano un’idea in mente e la attueranno senza ricorrere alla vecchia concertazione. Su questo fa bene il governo, perché quel sistema ha prodotto danni rilevanti. Indubbiamente ascolterà, poi agirà di conseguenza, senza grandi scossoni.

Non le sembra che la questione dell’articolo 18 stia diventando una sorta di “tormentone” che blocca i veri problemi che legano ancora il mercato del lavoro?

Credo che questa valutazione sia giusta.

Il problema vero è probabilmente l’articolo 8 dell’accordo di giugno, quello che puntava sul contratto aziendale e mandava “in pensione” i contratti unitari nazionali.

Certo, questo era il vero “grimaldello” nella questione del mercato del lavoro. L’articolo 8 dell’accordo di giugno vale dieci volte l’articolo 18, che sta diventando veramente un “tormentone”, a cui gli stessi industriali ricorrono poco. La nuova base sarebbe stato il traguardo di moderni contratti aziendali, che sono più rispondenti alla realtà della situazione e sono in grado di rilanciare la competitività delle imprese. Ma questo articolo 8 sembra da un lato dimenticato, dall’altro pare che sia la stessa Confindustria che lo abbia voluto dimenticare. I sindacati, si sa, fanno il loro mestiere e quindi si oppongono. Ma lì c’era la vera e autentica svolta possibile. Mi sembra che si stia perdendo un’altra occasione. Non so quello che hanno in mente Mario Monti ed Elsa Fornero al proposito. Ma non credo che si arriverà a forzare la mano.

Scusi, Porro, passiamo a un altro problema. Di fatto, per questioni di credibilità o meno, il “benedetto” o “maledetto” spread sta discendendo. È ancora a livelli alti, ma sta scendendo. Di conseguenza è in calo anche il rendimento dei titoli di Stato. A questo punto, questo “sollievo” che viene dal calo dello spread non può essere investito nella crescita?


COMMENTI
02/02/2012 - formatori e sformatori (giorgio cordiero)

Concordo in buona sostanza con quanto affermato dal Sig. Maranzana, ma desidero fare una precisazione che riguarda l'aspetto umano che permea (per fortuna) il concetto di istruzione. Gli uomini e le donne preposte all'insegnamento sono stati formati in un'ottica completamente diversa da quella necessaria a fare si che l'insegante sia in grado di trasferire al giovane lo spirito del cambiamento, anzi è lo stesso giovane che molte volte si trova psicologicamente preparato ad affrontare una sfida diversa da quella vissuta dai genitori. Il giovane sa che il posto fisso non esiste più, sa che è bello ed affascinante cambiare attività, sa che un troppo elevato grado di specializzazione (cosa che si richiedeva fino a pochissimi anni fa) diventa deleterio perchè gli inibisce di fatto la capacità di riconvertirsi. Non sto dicendo che la specializzazione e la professionalità siano da buttare alle ortiche, ma credo che la cd cultura generale debba essere insegnata in modo più serio: in una parola tutte le materie dell'insegamento devono davvero avere pari valore e dignità, almeno fino alla fine di licei. Il problema sta nell'incertezza del medesimo corpo docente che si vede di fatto congelare le carriere e gli aumenti di stipendi (anzianità comprese) che sono una base per la tranquillità di chi è cresciuto con l'obiettivo di quest'ultima. Io ho 46 anni, e non ho mai ambito alla pensione, o meglio ,vorrei poter lavorare fino a quandola salute mi assista, come libero professionista

 
02/02/2012 - Cambiare perché la società cambia (enrico maranzana)

"Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di ricerca della consapevolezza. I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia". Con queste parole il prof. Monti ha descritto lo scenario entro cui è da collocare il problema formativo: la società cambia vorticosamente.. quello che è valido oggi domani potrebbe non esserlo più .. anzi, potrebbe addirittura essere controproducente! Si tratta di una linea di pensiero che ha rivoluzionato o meglio, che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo della scuola il cui cardine è stato da tempo modificato per legge: la trasmissione della conoscenza non è più il fine dell’istituzione; questa è diventata il mezzo per la promozione e il consolidamento delle capacità degli studenti. Ma le scuole hanno fatto spallucce, sono rimaste abbarbicate a logore pratiche organizzative e didattiche .. le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti. Si può nutrire qualche speranza che il ridisegno delle regole del mondo del lavoro non incontri gli stessi insormontati ostacoli eretti da quello scolastico?