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FINANZA/ 2. Grecia, dai mercati un diktat alla Germania

Pubblicazione:lunedì 20 febbraio 2012

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Terzo, i mercati hanno reagito molto male all’intransigenza della Bce, la quale ha deciso di non rinunciare alle plusvalenze sui propri bonds ellenici, dando vita proprio venerdì scorso a un fulmineo swap diretto con Atene. In questo modo, l’Eurotower ha creato un precedente di subordinazione che potrebbe colpire pesantemente l’euro, visto che implica uno status senior della Bce rispetto a tutti gli altri investitori privati e riguardo tutti i debiti sovrani che detiene. I quali, da un lato corrono il rischio di perdere tutto, visto che venerdì i titoli greci a un anno offrivano un rendimento del 629%, il più grosso aumento intra-day di sempre e prezzi che contemplano in sé un haircut reale, già scontato, del 90% (questo nonostante sabato, il governo greco abbia annunciato di avere raggiunto un accordo per lanciare lo swap al 70% di haircut per i creditori privati l’8 marzo, con l’obiettivo di chiuderlo entro l’11) e dall’altro potrebbero innescare una corsa irrefrenabile ai credit default swaps, visto che la mossa della Bce potrebbe trasformare la ristrutturazione volontaria in coercitiva e quindi far scattare le clausole di assicurazione. Anche qui, duplice effetto negativo: minor incentivazione a detenere debito pubblico di paesi a rischio e, contemporaneamente, distruzione del castello di carta del mercato dei cds (una torta da qualche triliardo di dollari) e del sottostante shadow banking system, in caso l’ente regolatore Isda decidesse che lo swap resta volontario e non innesca le clausole, rendendo quegli strumenti derivati inutili.

Ma vediamo nel dettaglio cosa ha fatto la Bce. Non potendo forzare la partecipazione dell’Eurotower all’haircut attraverso una legge, è prevalsa la regola del naufragio: prima donne e bambini, in questo caso rappresentati proprio dalla Banca centrale. Quindi, del totale x di debito greco detenuto da soggetti privati e ufficiali, una quota y è in mano alla Bce e un’altra quota k è detenuta da banche, fondi e assicurazioni: ma dopo lo swap, quelle due categorie di bonds sono distinte sul mercato, visto che l’Eutotower avrà in detenzione il 100% del nuovo bond, il quale godrà di special rights e documentazione. Per non essere crocifissa, la Bce non contabilizzerà guadagni (o perdite) nel concambio, terrà i nuovi bonds denominati “a costo”. Insomma, da questa operazione la Grecia non guadagna nulla a livello di sollievo sul debito o suo abbattimento. Nulla.

Ci sono poi i detentori k del debito greco ordinario in attesa di swap: nessuno di loro, a fronte di quanto compiuto dalla Bce, solleverà obiezioni sulla sua legalità? Soprattutto i detentori dei bonds in scadenza 20 marzo, la data-chiave della crisi greca, quando Atene dovrà far fronte a pagamenti per 14,5 miliardi di euro: saranno pagati alla pari? Oppure no? Tutto dipende da quali saranno i termini reali dello swap dell’8 marzo prossimo, soprattutto se Atene farà passare da qui alla scadenza del 20 marzo una legislazione che imponga clausole per una class action collettiva sui vecchi bond pre-swap: se accadrà, molti detentori minacceranno una causa, soprattutto se nel frattempo di scoprirà che tra le obbligazioni detenute dalla Bce e già swappate ce ne sono alcune denominate in legislazione inglese, quelle ovvero che tutelano totalmente il detentore da perdite o cambi di legislazione del Paese che emette il titolo e che oggi sono per la gran parte nelle mani dei fondi speculativi.

Ammettiamo che Atene riesca a far passare la legge prima del 20 marzo, a quel punto ci saranno due possibili epiloghi. Primo, il 100% del gruppo k di detentori, quelli privati, accetta i termini dello swap e quindi scatta la volontarietà, evitando l’evento creditizio. Secondo, a fronte di una parte di detentori che si chiama fuori, la Grecia si fa forte della sua clausola di class action collettiva ed emette anche per quella percentuale di no, nuovi bonds, il nuovo gruppo x: questo è un evento di credito e, norme alla mano, dovrebbe far scattare le clausole dei cds. Ma siamo certi che non succederà e questo non farà che allontanare gli investitori privati dal debito sovrano a rischio e potrebbe scatenare un effetto domino sul mercato dei cds, inviando sinistri scricchioli allo shadow banking system globale e al mondo oscuro delle operazioni repo.


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