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FINANZA/ 2. Grecia, dai mercati un diktat alla Germania

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C’è poi dell’altro. L’ultima bozza semi-ufficiale riguardo lo swap con i creditori privati prevede un taglio del 50% dei rimborsi, prevede che i restanti 100 miliardi di crediti vengano ristrutturati per il 70% con nuovi titoli di Stato greci con scadenze a lungo termine e per il 30% cash. In pratica, sarà l’Efsf a rimborsare 30 miliardi di euro cash ai creditori privati (il cosiddetto “sweetener”), proprio con una quota dei 130 miliardi di euro di aiuti internazionali che dovranno essere approvati lunedì dall’Eurotower. Eh già, perché il programma Psi (Private sector involvment) di swap impone anche dei costi a carico dell’eurosistema, chiamiamolo così: esattamente 30 miliardi di euro di sweetener. A cui si aggiungono quelli per la Grecia, da scontare dal totale degli aiuti del secondo piano: 35 miliardi di fondi per il buy back dei bonds dall’eurosistema, 5,7 miliardi di fondi per pagare gli interessi e 23 miliardi in ricapitalizzazioni bancarie. Un totale di 93,7 miliardi a fronte di 130 miliardi totali di secondo piano d’aiuti, quello che dovrebbe essere deciso oggi dall’Eurogruppo.

Dove troverà i soldi l’Efsf? A oggi, infatti, non ha pre-finanziato nessuno dei suoi obblighi, il che significa che dovrà inondare il mercato con circa 90 miliardi di bonds: non essendo più quei bond, di fatto, con rating AAA visto che la Francia ha perso quella valutazioni, a quale costo il fondo Efsf si farà finanziare dai mercati? I quali, una volta che avranno individuato chiaramente quel gap fondamentale, cominceranno a porre questioni serie sull’intero programma Psi, innescando nuova tensione, soprattutto obbligazionaria.

Inoltre, al netto delle spese, 35 miliardi solo per il buy back dei bonds, basteranno alle Grecia 130
miliardi per finanziarsi e rimettersi in piedi nei prossimi tre anni? No, ve lo dico chiaro, per questo la Grecia comunque farà default, Insomma, il successo dello swap potrebbe non essere positivo né per la Grecia (se anche tutto andasse nel verso giusto, lo stock di debito abbattuto, al netto di ricapitalizzazioni e stacco di cedole, sarà sì e no di 15-20 miliardi), né per il sistema finanziario globale.

Pericolo scampato, quindi? Rinviato, forse, fino al 20 marzo. Ammesso che qualcosa non vada storto in fase di swap: in tal caso, anche le decisioni dell’Eurogruppo di oggi potrebbero essere superate dagli eventi. E quella brutta impennata dell’indice Vix, potrebbe tornare a farsi viva...

 

P.S. Congratulazione all’Islanda. Venerdì Fitch ha ridato al rating del Paese l’investment grade, portandolo a BBB con outlook stabile, nell’aspettativa che il debito arriverà al 100% del Pil.
L’Islanda, dati Ocse, quest’anno crescerà del 2,4%, dopo un rotondo 2,9% del 2011 e il tasso di disoccupazione è sceso dal 7% del 2011 e al 6,1% di quest’anno, con previsioni del 5,3% per il
2012. Il deficit di conto corrente nel 2010 era dell’11,2%, quest’anno sarà del 3,4% e scomparirà nel 2012. La politica di svalutazione in un contesto di controlli del capitale, ha funzionato molto meglio dell’austerity della troika, preservando il welfare statale e la coesione sociale, cosa che non si può dire per Atene.

Nessuno vuole cacciare il governo democraticamente eletto - con tanto di riscrittura della Costituzione da parte di un comitato di saggi votato dal popolo, anche attraverso Facebook - e nessuno pensa a direttori e premierati tecnocratici. Si sono seguite, da subito, le regole del mercato: banche lasciate fallire, banchieri ladri arrestati e incarcerati, debito estero cancellato dopo che una Corte ha deciso che quelle poste in essere dalle banche inglesi e olandesi erano operazioni truffaldine. C’è vita al di fuori dell’euro, c’è vita dopo un default. Ed è anche una bella vita, nel caso dell’Islanda. Per la Grecia, oramai, è tardi. Tre anni di cura della troika, l’hanno condannata a essere “salvata”.



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