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J’ACCUSE/ Sapelli: i fan del mercato distruggono le banche "anti-crisi"

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Si tratta di emendamenti perfidamente elaborati, perché colpiscono il cuore del sistema cooperativo delle banche popolari: il comma 1 abolisce il voto capitario; i commi 2 e 3 aboliscono il limite al possesso azionario; il comma 4 il numero minimo dei soci; il comma 5 e 6 il gradimento per l’ammissione a socio. Si realizzerebbe in tal modo quello che è stato un obiettivo pervicacemente perseguito per anni dai vertici di Banca d’Italia. Essi non sono mai riusciti a comprendere come la quotazione in borsa, se attentamente limitata e regolata, possa beneficamente sussistere con i principi fondamentali cooperativi. Del resto, tutta la teoria dell’allocazione dei diritti di proprietà, a partire da Hansmann sino alla Caritas in Veritate, e quindi in un orizzonte intellettuale tra i più eterogenei mai esistiti, sottolinea i benefici che possono venire alla crescita economica dalla polifonia delle forme proprietarie e dall’intreccio e non dalla separatezza tra tali diversità proprietarie.

Ciò che i soloni neolibersti non riescono a capire è l’esistenza di una terza soggettività tra lo Stato e il mercato: la soggettività dell’associazionismo, che tutte le teorie endogene della crescita indicano essere la forza propulsiva della crescita medesima. Per questo è devastante assistere a episodi del genere come quelli che qui si ricordano: siamo nel pieno di una profonda crisi economica mondiale e il mondo cooperativo è una delle poche risorse anticicliche di cui disponiamo.

Per questo questi emendamenti sono, prima che un flagrante conflitto di interessi, un atto di stolidità teorica e di crudeltà sociale. Eppure, io che ho fatto il professore tutta la vita, pensavo che i professori avessero un’anima.

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