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J’ACCUSE/ Sapelli: i fan del mercato distruggono le banche "anti-crisi"

Pubblicazione:martedì 21 febbraio 2012

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Uno dei drammi del nostro vivere civile odierno è l’assenza nel dibattito pubblico di ogni riferimento alla storia intesa come costruzione umana, delle persone associate. Un elemento essenziale di essa è stato quel grande moto di emancipazione che sotto l’albero dell’economia morale cattolica e socialista ha fondato quella che si può definire la civilizzazione del mercato. Ossia ha fatto sì che esso si sviluppasse come elemento propulsivo e liberatorio, anziché disgregativo e oppressore, delle persone, singole o associate che esse siano.

Ciò è potuto accadere grazie a un lavoro plurisecolare che inizia in Inghilterra quando alle enclosures e poi all’industrializzazione fanno da contrappeso le prime cosiddette poor laws e, soprattutto, la creazione delle gloriose cooperative dei pionieri di Rochdale. A esse seguirono, sotto l’impulso dei liberali sociali e soprattutto dei cattolici ispirati dal soffio liberatorio della Rerum Novarum, non solo le cooperative di consumo e di produzione lavoro, ma anche quelle di credito. Esse divennero ben presto in tutto il mondo un motore imponente fondato sul risparmio, sul sacrificio famigliare e individuale, che, grazie alle regole del voto per capita, della partecipazione diretta alle assemblee sociali, della socialità dell’azione economica nei confronti dei territori in cui esse sorgevano, trasformarono quel risparmio e quei sacrifici in una risorsa straordinaria per consentire la vita e l’intrapresa degli artigiani e dei commercianti, del popolo lavoratore.

Per questo c’è da rimanere allibiti, costernati, indignati leggendo gli emendamenti 27.015 e 27.016 che sono stati apportati in merito alle banche popolari quotate in borsa nel decreto legge sulle liberalizzazioni che si vorrebbe fare approvare da un Parlamento privato di capacità progettuale e costretto a subire il diktat decisionale dei cosiddetti tecnici del governo Monti: in realtà dei neo-oligarchi inconsapevoli, io credo, addirittura di quanto stanno facendo. Infatti, disapplicare le disposizioni dei commi da 1 a 6 dell’articolo 30 del Testo unico bancario, per quel che riguarda le banche popolari quotate, significherebbe distruggere queste ultime e mandare al macero due secoli di sacrifici che in tutto il mondo si sono trasformati in azione benefica per lo sviluppo del capitalismo e nel contempo della sussidiarietà.


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