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PIL/ Italia come la Grecia? La ripresa passa da Spread e investimenti...

Pubblicazione:giovedì 23 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 23 febbraio 2012, 18.06

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Può sembrare una notazione di colore, ma rivela invece un fatto concreto. Il maltempo costa. E anche tanto. Vanno considerati non solo i danni causati  direttamente, ma anche il fermo delle attività nel settore agricolo, industriale e dei servizi, anche pubblici. In questi casi il settore più colpito è ovviamente quello agroalimentare, che subisce perdite lungo tutta la filiera (agricoltura, industria alimentare, distribuzione, trasporti, ecc.), ma anche le attività manifatturiere collocate nelle aree colpite dal maltempo subiscono danni pesanti (blocco delle attività, crollo di capannoni, distruzione di macchinari, ecc.). A tutto questo poi nell’ultima ondata di maltempo bisogna aggiungere i danni agli allevamenti, con la morte di mucche, pecore, cavalli, conigli e polli, a causa delle tantissime stalle crollate. La stessa consegna dei mangimi necessari per l’alimentazione è stata per molti giorni difficoltosa. L’insieme di questi effetti può essere valutato complessivamente e misurato sotto forma di perdita di punti di Pil. E’ esattamente quanto fa il Centro studi di Confindustria.

 

Secondo Monti, non occorrerà una nuova manovra per conseguire l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. È d’accordo?

 

Difficile dirlo. Lo speriamo tutti ovviamente, ma le variabili che possono influenzare il risultato del pareggio di bilancio sono davvero tante e per molte di queste vi è grande incertezza relativamente all’andamento da qui al 2013.

 

Significa allora che vedremo solo più tardi i frutti dei tagli e delle manovre attuate adesso?

 

I frutti delle quattro manovre del 2011 li stiamo già vedendo oggi, con la riduzione dello spread. Non bisogna dimenticare che queste misure di correzione dei conti pubblici (del governo Monti e del governo Berlusconi) agiscono sui saldi 2012 e 2013 per quasi 100 miliardi di euro. Queste manovre sono state da molti considerate recessive. È vero, contengono molti elementi recessivi, se non altro perché quando si aumentano le tasse, i consumi diminuiscono.  Ma se queste manovre consentono, come sta accadendo oggi, di tenere basso lo spread e di favorire lo sblocco del credito, allora l’impatto restrittivo sarà più che compensato dagli effetti positivi.

 

Cosa serve allora per un vero rilancio?


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