BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

QUALCOSA DI SINISTRA/ Se bastasse un "autovelox" per abbassare le tasse...

InfophotoInfophoto

Ma c’è di più, e va detto in particolare ripensando all’ambizioso - anzi, diciamolo, un po’ arbitrario - intento di Monti di “cambiare il modo di vivere degli italiani”. La campagna anti-evasione dell’Agenzia delle Entrate - sacrosanta anche se discutibile nei modi, con questi blitz spettacolarizzati che sembrano seguire la cartina dell’Italia turistica e il calendario delle festività nazional-popolari - dovrebbe essere affiancata da misure pacifiche e pacificanti in grado di trasformare l’eterno gioco “a guardie e ladri” in automatismi sociali che innalzino il livello di “compliance” fiscale (insomma, l’attitudine spontanea a pagare le tasse anziché evaderle).

Una cosa del genere in Italia è maledettamente difficile perché da troppi secoli in questo Paese i governi locali dei mille potentati che ci hanno dominato hanno usato le tasse come un gioco speculativo, anziché come una risorsa di buon governo, ed è iscritto nel dna degli italiani il “diritto ad autoridursi” il prelievo fiscale. Pensiamo soltanto a cosa accadrebbe se il fisco ammettesse come detrazione dalle tasse gli scontrini e le fatture che il cittadino può richiedere al ristorante o all’idraulico: un’impressionante fioritura di scontrini e fatture false…

Eppure un campo, socialmente altrettanto diffuso quanto l’evasione fiscale, è stato bonificato radicalmente dalla normativa, grazie all’uso sapiente e incrociato della tecnologia e della legge: la sicurezza stradale. In dieci anni,in questo Paese il numero delle vittime della strada si è dimezzato, come anche il numero dei sinistri con feriti (quelli veri, perché dove non scorre il sangue molto spesso scorre la truffa). Come mai? Perché gli italiani hanno cominciato a capire di dover guidare con maggior prudenza e correre meno: gliel’hanno fatto capire con le cattive il Tutor sulle autostrade e l’Autovelox o il T-rex sulle strade statali e provinciali; e con le buone una campagna pubblicitaria martellante incisiva, voluta con forza e coraggio intellettuale da quella grande persona che è stato, finché è vissuto, l’ex presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, Sandro Salvati.

Ecco: è possibile applicare questo modello all’ambito delle tasse e dell’evasione fiscale? Esiste un “Tutor” anti-evasori? Uno sforzo di fantasia non dovrebbe deludere. Innanzitutto, i controlli: meno scenografici ed episodi, ma sistematici e a tappeto. Poi la tecnologia: se funziona, applichiamola. E funziona, sicuramente, l’incrocio dei dati bancari con quelli dell’anagrafe fiscale: se Pinco Pallino denuncia 10 mila euro e ne ha in banca 500 mila qualcosa non va, lo si convochi e gli si imponga di motivare questa clamorosa incongruenza. Ma ancora: il contante, va ulteriormente limitato - come dice giustamente perfino il presidente dei dottori commercialisti Claudio Siciliotti - perché se in Italia si stimano oltre 250 miliardi di euro annui di economia in nero (per circa 120 di evasione fiscale) e i nuovi depositi bancari nel 2011 sono stati di appena 6 miliardi, è segno che la stragrande maggioranza dei proventi dell’evasione finisce nascosta nei materassi o sotto il mattone, ed è quando esce da questi nascondigli per essere spesa che va intercettata.