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QUALCOSA DI SINISTRA/ Se bastasse un "autovelox" per abbassare le tasse...

Domani il Consiglio dei ministri esaminerà il progetto di riforma fiscale che dovrebbe portare a un futuro abbassamento delle tasse. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Qualche giorno fa, a Capitol Hill - Washington - il premier Mario Monti ha detto, prendendosi un bell’impegno e forse oltrepassando la soglia dell’appropriato, che il governo “può sperare di riuscire a cambiare il modo di vivere degli italiani”. Il premier alludeva ai valori del merito e della concorrenza, e…tanto di cappello. Ma è lecito sottolineare che quest’intento pedagogico permea molti atteggiamenti suoi e dei suoi ministri più autorevoli, capitanati da Fornero, la ministra senz’articolo, che per esempio detta i principi del nuovo post-sessismo (in realtà ipersessista al contrario) colluttando con la lingua italiana parlata, e dalla paciosa Cancellieri, indignata con i giovani italiani mammoni.

Ebbene, domani il governo avrà sul tavolo un’occasione per “cambiare il modo di vivere degli italiani”, ma in un modo contemporaneamente incisivo e “popolare”. Già, perché il Consiglio dei ministri approverà un attesissimo decreto sulle agevolazioni fiscali. Finalizzato - in teoria - a porre le premesse per iniziare un percorso, virtuosissimo e sacrosanto, di “redistribuzione sociale” del ricavato della lotta all’evasione. In pratica, stando alle anticipazioni semiufficiali, si sa che il governo istituirà un Fondo nel quale “le maggior entrate derivanti negli anni 2012 e 2013 dalle misure di contrasto all’evasione, accertate sulla base dei risultati conseguiti da un’apposita relazione del ministro dell’Economia da presentare al Parlamento entro il mese di febbraio dell’anno successivo, sono […] destinate a misure anche non strutturali di sostegno alle fasce di reddito più basse, con particolare riferimento all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico”.

Chiaro? Con il recupero dell’evasione si darà insomma sollievo ai meno abbienti. E c’è chi parla anche di ridurre l’aliquota minima dal 23% al 20%. Bene, benissimo. Tanto più che il governo non ha preventivato alcun introito nel bilancio corrente dalla lotta all’evasione: come dire che tutti i recuperi saranno “sopravvenienze attive”, spendibili come si vorrà. Ma…c’è un “ma”. I vantaggi di questi possibili sgravi sono rinviati al 2014. E, come opportunamente ha evidenziato su Il Corriere della Sera Massimo Fracaro - uno dei giornalisti italiani più esperti in materia tributaria - se la destinazione del gettito della lotta all’evasione alla riduzione delle aliquote Irpef è un principio sacrosanto, rinviarne l’applicazione al 2014 - cioè a un’altra legislatura “quando questo governo non sarà più in carica - non convince.

Infatti: non convince il rinvio in sé, perché il 2013 dovrà già poter evidenziare i risultati della ostentata crociata anti-evasione (altrimenti che crociata è e che risultati sarebbero?) E non convince soprattutto che la responsabilità politica della scelta sia devoluta a chi verrà dopo i “tecnici”: proprio perché se quel principio è sacrosanto, dev’essere posto al riparo dall’opinabilità politica della sua applicazione. Ragione cogente affinché ad applicarlo siano proprio i tecnici di questo governo!