Economia e Finanza
venerdì 24 febbraio 2012
È tempo di primi bilanci per il “governo dei tecnici” di Mario Monti. L’esecutivo ha compiuto cento giorni e, in genere, questa è una prima tappa, una scadenza su cui ragionare per vedere che tipo di impostazione ha dato alla sua azione. I capitoli degli interventi sono molti e proprio oggi viene redatto e conosciuto un “Rapporto sui cento giorni” di attività. Ma nella lista dei capitoli di intervento è evidente che i nodi fondamentali sono quelli del decreto “Salva-Italia”, del decreto “Cresci-Italia”, con i corollari importanti delle liberalizzazioni e delle semplificazioni. Il professor Gianluca Femminis è un docente dell’Università Cattolica di Milano e insegna Macroeconomia nel dottorato in Economia Politica e nella Scuola di Dottorato in Economia e Finanza delle Amministrazioni Pubbliche. Non gli si può chiedere certamente un bilancio dettagliato, ma quanto meno un giudizio complessivo sull’operato di Monti e dei suoi ministri.
Dopo “cento giorni”, come si può giudicare l’operato del governo Monti?
Dal punto di vista complessivo, si può dire che le azioni che ha messo in atto il governo sono risultate efficaci. Non c’è dubbio che una certa credibilità è stata riacquistata sui mercati e lo spread sia sceso a livelli, che seppure ancora alti, sono più accettabili, più sostenibili. Nel momento in cui Mario Monti è andato a Palazzo Chigi, stavamo vivendo sotto il peso della ricaduta di quello che era avvenuto a luglio, con il precedente governo, la cui azione era giudicata, a livello internazionale e dai mercati, solo parzialmente credibile. Basta fare un confronto con quel periodo, e poi, dopo l’estate, con lo spread che viaggiava sui 575 punti, con i nostri titoli, anche quelli a breve termine, che avevano un rendimento molto alto. In più, si vedeva una situazione politica confusa all’interno dello stesso governo. Quindi il giudizio complessivo sull’azione di questo esecutivo è sostanzialmente positiva, tenuto conto della situazione in cui eravamo finiti.
Un peso rilevante nel riallineamento dei conti pubblici lo ha avuto la riforma delle pensioni, anche se da questo punto di vista l’Italia era in una situazione sostenibile.
In effetti, si può dire che non era assolutamente necessaria la riforma, viste anche le analisi che facevano gli organismi internazionali, come il Fondo monetario internazionale. Penso che ci siano stati due motivi per questo tipo di intervento. Il primo è che agire sulle pensioni significa tagliare le spese senza indurre effetti troppo recessivi, se non sono prolungati nel tempo. Il secondo motivo è forse quello di avere margini di stabilità per diminuire in futuro lo stesso peso delle aliquote.
E che ne pensa del “pacchetto” delle liberalizzazioni?
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