BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

J’ACCUSE/ Galli (Confindustria): dal Parlamento una “pugnalata” a Pmi e made in Italy

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Questo è un ulteriore aspetto di particolare gravità: in virtù del palese contrasto con il diritto dell’Ue, la norma inserita nel Decreto Milleproroghe espone il nostro Paese al rischio di una procedura d’infrazione, le cui conseguenze economiche ricadranno su tutti i contribuenti. È l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia, in un momento in cui lo sforzo di tutti deve essere rivolto alla tenuta dei conti pubblici, alla credibilità delle scelte economiche e al rispetto delle leggi.

 

FederlegnoArredo e Indicam hanno dato vita a un’azione di protesta contro questa norma. Cosa pensa di questa iniziativa?

 

Si tratta di una presa di posizione che Confindustria condivide e appoggia pienamente, a protezione dei legittimi interessi di un settore industriale che raggruppa diverse eccellenze del nostro sistema produttivo. Ci tengo a sottolineare che durante i lavori parlamentari del Decreto Milleproproghe, Confindustria ha rappresentato in tutte le occasioni utili e nelle sedi competenti l’illegittimità della norma che sospende oltremodo la tutela d’autore. Insieme a FederlegnoArredo, Indicam e ad altre associazioni, che rappresentano e hanno a cuore la qualità e l’originalità dei prodotti del design e del Made in Italy - penso all’Adi, alla Fondazione AltaGamma, a Sistema Moda Italia, ecc. - sono state già organizzate iniziative congiunte sulla questione ed è ora ancora più importante rafforzare l’impegno comune per richiedere con urgenza che quest’assurda norma venga cancellata.

 

In che modo?

 

Occorre, in altri termini, ripristinare l’originario regime quinquennale di moratoria, il quale, come affermato anche dalla Corte di Giustizia europea, è ampiamente sufficiente a salvaguardare le ragioni economiche dei produttori di copie. Per supportare le leve competitive dell’industria nazionale, come quella del design, la strada corretta è favorire la competizione basata sull’originalità delle creazioni, e non misure di assistenza e tolleranza nei confronti di iniziative economiche prive di apporti innovativi che, in passato, in questo come in molti altri campi si sono rivelate fallimentari.

 

Confindustria ha già organizzato due Giornate nazionali anticontraffazione. Quanto è diffuso e quali danni crea alle imprese italiane il fenomeno della contraffazione?

 

Il fenomeno della contraffazione ha proporzioni spaventose e arreca danni enormi non solo alle imprese italiane, ma anche ai consumatori e all’economia complessiva del Paese. Basti pensare che nel 2010 l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato 15 milioni di prodotti, mentre la Guardia di Finanza ha requisito oltre 110 milioni di oggetti, una buona quota dei quali realizzati proprio all’interno dei nostri confini (come avviene con le copie del design). In termini economici, le indagini disponibili ci dicono che il valore del mercato interno del falso supera solo in Italia i 7 miliardi di euro, mentre, se si riuscisse a riportarlo su binari legali, si genererebbe una produzione aggiuntiva, diretta e indotta, per un valore di quasi 18 miliardi di euro e un valore aggiunto complessivo di circa 6 miliardi di euro. Addirittura, secondo le stime del Censis, il superamento della contraffazione garantirebbe circa 130 mila unità di lavoro aggiuntive. E c’è dell’altro.

 

Dica.