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J’ACCUSE/ Galli (Confindustria): dal Parlamento una “pugnalata” a Pmi e made in Italy

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Le attività contraffattive, sfuggendo ai circuiti dell’economia “legale”, generano ulteriori perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali: tra imposte dirette e indirette, si stima una perdita di oltre 5 miliardi di euro. Ciò senza considerare che il Governo deve destinare risorse all’attuazione di efficaci misure anti-contraffazione, quali il mantenimento e il rafforzamento delle strutture di controllo, i costi dei procedimenti giudiziari, le campagne di sensibilizzazione pubblica. Al di là dei numeri, già di per sé impressionanti, la questione della lotta alla contraffazione è cruciale perché non riguarda poche società multinazionali o élite produttive contrapposte a una miriade di piccole realtà imprenditoriali, bensì un gran numero di piccole e medie imprese diffuse su tutto il territorio nazionale, che hanno scelto, con i loro investimenti, di anticipare il progresso e investire nell’innovazione.

 

Effettivamente, uno dei punti di forza delle eccellenze del nostro Paese è la continua innovazione, in cui il design ricopre un ruolo importante. Quali conseguenze pensa che possa avere la norma sugli investimenti delle imprese?

 

Gli effetti di questa modifica sono molto negativi e penalizzanti per tutto il sistema produttivo che opera nella legalità. Il design è infatti uno strumento competitivo e una leva di innovazione, ma solo se i suoi frutti vengono adeguatamente tutelati. Il diritto d’autore sul design premia l’azienda all’avanguardia con un consistente vantaggio competitivo, in quanto obbliga i concorrenti a negoziare con la stessa azienda la licenza del prodotto ovvero a sviluppare internamente delle proprie soluzioni alternative. Questa dinamica virtuosa beneficia la qualità complessiva dei prodotti offerti sul mercato e, quindi, gli stessi consumatori. Creare un oggetto originale presuppone inventiva, ricerca, comunicazione e tentativi che si protraggono negli anni, investimenti che possono essere sostenuti solo nella prospettiva della futura protezione dei risultati positivi, una volta che essi siano stati raggiunti e abbiano avuto il riconoscimento del mercato.

 

Cosa che l’articolo 22 bis del Milleproroghe non garantisce.

 

La nuova disciplina priverà della remunerazione degli investimenti, per un periodo di tempo sproporzionato, le eccellenze italiane del settore del design che hanno fatto della creatività il core business, mentre legittimerà attività di free riding da parte dei concorrenti parassitari. Le conseguenze dell’allungamento del termine della moratoria saranno dannose non solo in termini di diminuzione degli investimenti da parte delle imprese, ma anche per l’economia e la credibilità del Paese, all’interno dei confini nazionali, ma soprattutto all’estero. Oggi l’Italia è famosa nel mondo per il ruolo riconosciuto ai designer, per la citazione del loro nome accanto a quello del prodotto, per il racconto che il design italiano ha saputo creare intorno agli oggetti.

 

Una peculiarità che le nostre imprese rischiano quindi di perdere.

 

Questo primato, che ci riempie di orgoglio e ci permette di costituire un polo di attrazione di talenti ed eccellenze, anche straniere, rischia di essere messo in crisi dalla scelta del Parlamento. Al contrario, ci tengo a ribadire che l’unica scelta che l’Italia può davvero permettersi nell’attuale momento di crisi è di promuovere un modello di sviluppo che premi la qualità e l’originalità, anche attraverso la piena tutela del design, e non un modello basato su misure di favore nei confronti dei contraffattori.

 

(Lorenzo Torrisi)



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