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RIFORMA FISCALE/ Bertone: ecco perché conviene sperare nell’Ue (non in Monti)

Pubblicazione:venerdì 24 febbraio 2012

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

RIFORMA FISCALE IN CDM. Sotto i cieli della crisi, la partita fiscale è più che mai la cartina di tornasole dell’azione di governo. Capita negli Stati Uniti, dove il presidente Obama è più che consapevole che la buccia di banana che può compromettere la sua rielezione è legata proprio al fisco. A fine anno, infatti, scadono gli sgravi votati a suo tempo dall’Amministrazione Bush e confermati per sostenere la ripresa. Nel frattempo il debito federale Usa, nonostante tassi di interesse vicini allo zero, ha rggiunto una massa vicina al punto di non ritorno. Urge tassare di più i ricchi, cosa non facile quando si ha contro la maggioranza del Congresso.

È in questa cornice che il Presidente gioca la carta di una minor tassazione per le imprese, dal 35% al 28%, per invogliare un ritorno di investimenti in Usa. Partita complicata, visto che le corporations di Wall Street, che scoppiano di “cash” accumulato negli anni della recessione (anomalia di questa crisi, segnata dalla superiorità della finanza), hanno ben poca convenienza a rimpatriare capitali posteggiati presso le loro sedi internazionali a fiscalità vicina allo zero.

Il governo Monti ha, in una cornice ben diversa, problemi simili: scovare munizioni finanziarie sufficienti per avviare un ciclo di crescita che, per ora, si allontana sempre più (vedi la previsione europea di un Pil italiano in calo dell’1,3% nel 2012); tenere sotto controllo il debito pubblico che viaggia largamente sopra il 100% del Pil. Naturalmente ci sono anche grosse differenze. A partire dal fatto che negli Usa la pressione fiscale è assai più blanda che sotto i cieli del Bel Paese. Inoltre, se il problema principale degli Usa sta nell’elusione, in parte lecita, dei grandi contribuenti, in Italia si deve parlare di evasione tout court.

Di qui la scelta di Mario Monti: l’unica, autentica mossa di politica economica del governo dei tecnici consiste nella lotta a tutto campo all’evasione. Una guerra infinita che si vuol vincere con una promessa concreta: la creazione di un fondo speciale per redistibuire le risorse rastrellate in vario modo (dai blitz spettacolari in quel di Cortina a operazioni di intelligence più efficaci anche se silenziose) in favore della fasce di reddito più basse. Inoltre, per evitare l’assedio a Equitalia, ormai considerata da una fetta del Paese (non per forza criminale) alla stregua dello Sceriffo di Nottingham, la riforma prevede di snellire le procedure e alleviare le situazioni debitorie tramite rateizzazioni flessibili e pignoramenti più leggeri.


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