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MANOVRE/ Il "nascondino" di Marchionne contro il declino di Fiat

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

In poche parole credo che stia aspettando l’occasione per volare via. Magari sta aspettando un diverso contesto politico o magari un pretesto. Forse proprio "picchiando" sui diritti e sulla fabbrica può arrivare a ridurre e ridimensionare l’attività in Italia. Se l’obiettivo fosse quello, è chiaro che i paesi più maturi e industrializzati non potranno mai essere competitivi con il solo costo del lavoro, quindi non è detto che una politica di questo tipo sia poi così sostenibile.

 

Passiamo alla vicenda Alfa Romeo. Marchionne dice di non volerla vendere a Volkswagen  perché in America serve. Secondo lei, riuscirà a rilanciarla?

 

Per rilanciarla è necessario fare modelli nuovi, azzeccati, che poi vengono successivamente aggiornati negli anni successivi. Negli ultimi anni l’Alfa, prima con la Mito e poi con la Giulietta, sta andando meglio anche rispetto alla Fiat, ma il mercato americano è davvero molto competitivo e non saprei dire se riuscirà a farcela. Con la 500, la Fiat si era posta l’obiettivo di vendere circa 50-60mila unità, ma ne ha vendute circa 26mila, quindi un numero chiaramente insufficiente.  

 

Marchionne è convinto che Fiat abbia una straordinaria opportunità negli Stati Uniti. Secondo lei, "le fabbriche italiane si salvano solo se esporteranno in America"?

 

Le fabbriche italiane potrebbero salvarsi anche in Europa, dove la Fiat ha perso quote di mercato sia nel 2010 che nel 2011. Il mercato europeo si è certamente contratto, ma la Fiat lo ha fatto ancora di più, e ha perso quote. Non è necessario quindi dover vendere in America, un Paese che ha acquisito questa enfasi solo dopo l’acquisto di Chrysler. Inoltre, l’esempio della 500 di cui abbiamo parlato prima di certo non rappresenta un segnale positivo. L’America è un mercato esigente e non è facile far accettare un certo tipo di automobile, ma la cosa davvero importante è che ogni anno le vendite aumentino, e non diminuiscano come invece sta accadendo alla Fiat che, dietro tutte queste parabole americane, nasconde un reale declino.

 

(Claudio Perlini)

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