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FINANZA/ Fortis: così i nuovi soldi di Draghi tengono a galla l'Italia

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Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)  Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

È chiaro che più si inietta liquidità, più c’è questa possibilità. E più lo spread scende, più diminuisce da parte delle banche quel timore che le porta a essere più chiuse nei confronti del credito. Quindi, più la situazione migliora, più si può allentare anche il credit crunch, perché con una maggior fiducia sui conti pubblici ci sarebbe anche una minore preoccupazione sui valori patrimoniali degli investimenti delle stesse banche, dato che esse piene di titoli di stato italiani. Una cosa può quindi tirare l’altra: se le banche investono di nuovo in titoli di stato e questi sono ritenuti sempre più sicuri e ritornano a essere una buona fonte di reddito, credo che a quel punto potrebbe esserci un miglioramento nell’afflusso del credito.

 

Ieri su queste pagine abbiamo segnalato come alcune finanziarie appartenenti a grandi imprese abbiano chiesto di partecipare all’asta della Bce al pari delle banche. Come giudica questo fatto?

 

Non conosco tutti i dettagli e non vorrei dare giudizi avventati. Istintivamente mi viene però da pensare che se alcune finanziarie che fanno capo a multinazionali con vocazione industriale riescono a reperire dei fondi a basso tasso di interesse, si viene a creare un’asimmetria non positiva sul mercato dei capitali industriali. Alcune imprese, infatti, sarebbero favorite rispetto ad altre, come le Pmi, che devono invece fare i conti con il problema del credito.

 

(Lorenzo Torrisi)



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