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ARTICOLO 18/ Può dar fastidio ai colossi dell’Hi-Tech, ma non frena lo sviluppo

Pubblicazione:domenica 5 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 5 febbraio 2012, 11.11

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Mancano nell'ordine: la certezza delle norme, la semplificazione, i tempi rapidi per un insediamento, i tempi burocratici che dovrebbero tendere a zero, una giustizia civile che non funziona affatto. Per quale ragione un investitore estero, che necessita di tempi rapidi per insediarsi e produrre, fare i conti con tempi burocratici biblici e alla fine pure con una giustizia civile altrettanto biblica nelle sue decisioni?

Non crede che, probabilmente, vi sia anche la necessità di aggiornare le relazioni industriali?

Certamente, questo è un altro fatto indispensabile per essere competitivi sul mercato, per tornare a crescere come sistema Paese. Noi siamo legati a una schema vecchio delle relazioni industriali, che risalagono addirittura al tempo del “fordismo”. Solo che il fordismo è ormai un modello organizzativo della produzione che non esiste più. Come è possibile continuare in questo modo? Se non ci rendiamo conto di questo, la crescita e gli investimenti continueranno a non essere all'orizzonte.

Perché il presidente del Consiglio pone la questione relativa all’articolo al centro di una dichiarazione mentre sono in corso consultazioni tra governo e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro ?

A questo non so rispondere. Ma insisto su quello che ho detto: l'articolo 18, che può infastidire soprattutto le grandi multinazionali tecnologiche, è a mio parere il decimo di una serie di problemi che diventano ostacoli insormontabili spesso e che quindi nessun investitore straniero ha voglia di affrontare per non perdere tempo.

 



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