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FINANZA/ 1. Ecco l'ultimo attacco alle banche italiane

Pubblicazione:lunedì 6 febbraio 2012

Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica) Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia (Foto Imagoeconomica)

Disparità di trattamento in Europa, ricapitalizzazioni asfissianti a scapito degli istituti italiani, disputa sul costo del denaro. Sono alcune delle questioni su cui di recente i banchieri italiani si sono concentrati per criticare i dettami dell’autorità di vigilanza europea (Eba). Ma a leggere con attenzione gli ultimi interventi degli esponenti di vertice della Banca d’Italia, spesso le critiche degli istituti italiani hanno le basi fragili.

Innanzitutto, qualche numero fornito la scorsa settimana dalla Banca governata da Ignazio Visco. Tra marzo e dicembre il costo dei prestiti a breve termine alle imprese, inclusi i finanziamenti in conto corrente, è salito di 1,3 punti, al 5%. Anche per i finanziamenti alle famiglie - ha attestato Palazzo Koch - si sono registrati incrementi: il tasso applicato sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni e quello sul credito al consumo sono saliti in dicembre rispettivamente al 4,3% e al 9,1%, dal 3,25 e 8,7% di marzo. Un’annotazione cronachistica del direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, smaschera quanto gli incrementi praticati dalle banche alla clientela siano disallineati con il resto d’Europa: “I tassi applicati sui prestiti bancari nel complesso dell’area dell’euro sono rimasti sostanzialmente invariati tra marzo e novembre”.

Ma è sulle ricapitalizzazioni dettate dall’Eba che i banchieri italiani hanno concentrato gli strali polemici, rivolti indirettamente anche all’Istituto di via Nazionale, giudicato quanto meno atarassico dai vertici dell’Abi presieduta da Giuseppe Mussari. I fatti. Lo scorso 8 dicembre l’Eba ha emanato una raccomandazione a 71 grandi banche europee per costituire un cuscinetto (buffer) addizionale di capitale tale da portare, entro la fine di giugno 2012, al 9% il rapporto tra capitale di qualità più elevata (Core tier 1) e attività ponderate per il rischio. Quattro delle cinque banche italiane che hanno partecipato all’esercizio (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione di Banche Italiane), per raggiungere l’obiettivo del 9%, hanno bisogno nel complesso di maggior capitale per 15.366 milioni di euro. In particolare, per Unicredit l’ammontare è di 7.974 milioni euro, e l’aumento è andato in porto; Banca Monte dei Paschi di Siena presenta un fabbisogno di 3.267 milioni di euro; Banco Popolare di 2.731 milioni; Unione di Banche Italiane di 1.393 milioni. Intesa Sanpaolo non ha esigenze di capitale aggiuntivo.

La richiesta di costituire un buffer di capitale aveva due finalità. Primo: ridurre il rischio percepito dagli investitori sulla solidità delle banche (il rischio di controparte), cresciuto per le fortissime tensioni sul debito sovrano. Secondo: costituire un ulteriore cuscinetto patrimoniale per permettere alle banche di far fronte a eventuali ulteriori shock continuando a finanziare l’economia. Nulla di drammatico, quindi, secondo la Banca d’Italia: “Il buffer di capitale è eccezionale e temporaneo - ha spiegato Saccomanni in Parlamento - il suo mantenimento è previsto fino a quando la raccomandazione dell’Eba non verrà revocata o modificata”.


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