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ARTICOLO 18/ Sapelli: tutte le "bugie" di Monti

Pubblicazione:martedì 7 febbraio 2012

Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto) Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)

Questo per la storia. Ora la situazione era cambiata, sul piano dei diritti sindacali, sino a qualche mese fa: l’arrivo di Marchionne alla Fiat, da un lato, e la deriva fondamental-antagonistica di una Fiom che vuol più agitare le masse che firmare contratti, dall’altro, hanno fatto riapparire lo spettro della discriminazione: a Pomigliano non un iscritto alla Fiom è stato riassunto e questo non depone per la coesione sociale e il rispetto della dignità del lavoro, almeno per chi pensa, come me, che bisogna sempre essere dalla parte degli ultimi. Ma veniamo alla sostanza. Qual è l’asse d’eccellenza della nostra economia, anche, anzi, in primo luogo, secondo Mediobanca? Sono le 4500 imprese multinazionali tascabili che sono rivolte all’esportazione e che costituiscono la spina dorsale della nostra manifattura.

Ebbene, sono tutte imprese che hanno più di 15 dipendenti e che sarebbero quindi, secondo i pensatori senza concetto ma con molta ideologia, sottoposte a una sorta di malattia: respingerebbero gli investimenti e l’innovazione dei capitali italiani e stranieri, mentre, invece, in realtà sono il plesso che più li attira. Quindi chi dice che l’articolo 18 è un disincentivo alla crescita dimensionale e agli investimenti dice il falso sapendo di mentire. Ma capita sempre più spesso di sentir cose consimili, in un mondo dove non c’è ministro che non lavori o abbia lavorato, in incognito o alla luce del sole, per il turbocapitalismo finanziario che ha provocato 250 milioni di disoccupati nell’area Ocse. Certo che chi non crede che esista il capitalismo, ma invece solo il mercato, non sarà d’accordo con questa affermazione. Mi dispiace, ma l’onere della prova spetta a chi ritiene che il mercato senza potere possa esistere.

Veniamo ora alla sostanza rispetto alle volizioni imprenditoriali: gli imprenditori non hanno nessuna voglia di licenziare i loro dipendenti e coloro che sono costretti a farlo per ragioni di sopravvivenza dell’impresa, nella stragrande maggioranza, entrano in una crisi di coscienza e di autostima terribile: abbiamo avuto dei suicidi drammatici. Chi pensa che il problema della crescita dell’impresa e della concordia sociale che dobbiamo perseguire in vista dell’impresa come comunità risieda nell’articolo 18 sbaglia di grosso. I contratti a tempo determinato sono stati usati solo perché il capitalismo finanziario ha preso la prevalenza, abbattendo ogni ritegno e ogni senso di giustizia, approfittando delle provvide leggi emanate dai soloni dell’università neoliberista e parlamentarista. Del resto, di quelle leggi hanno approfittato solo le imprese più soggette ad alti tassi di mortalità e di nascita intermittente, nel settore dei servizi dequalificati e della stagionalità, dove gli imprenditori sono assai rari.

Le classi e i ceti sociali esistono e in tempi di crisi chi appartiene socialmente al popolo lavoratore, classe operaia o ceto impiegatizio che sia o classi medie declassate, oggi, nella sua unità di lavoro, non si ritiene, come non è, né protetto, né privilegiato, ma spessissimo è attraversata, la sua anima, dalla paura di perdere il posto di lavoro, di non poter allevare i figli, di non potersi sposare e di non poter mantenere i genitori anziani. Il problema, semmai, oggi, è quello di ridurre la precarietà in entrata eliminando i famigerati contratti atipici e simili che son giunti a essere di 46 tipi e sono stati sponsorizzati da senatori e intellettuali modernissimi di una “sinistra” che è passata in gran fretta dall’ammirazione per Mao a quella per il liberale storico di destra Malagodi, con una deriva liberista dispiegata e oltranzista che fa da specchio al fondamentalismo anarco-sindacalista.


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COMMENTI
11/02/2012 - Raccomandazioni (Mariano Belli)

"gli imprenditori non hanno nessuna voglia di licenziare i loro dipendenti e coloro che sono costretti a farlo per ragioni di sopravvivenza dell’impresa, nella stragrande maggioranza, entrano in una crisi di coscienza e di autostima terribile" Questo è vero in molti casi per le piccole aziende, purtroppo non è vero per le grandi aziende, dove i capi del personale non si fanno alcuno scrupolo a licenziare, e dove le prevaricazioni e le raccomandazioni sono prassi costante. Tutti infatti dimenticano che siamo il paese delle caste, dove la raccomandazione clientelare prevale sul merito....la cancellazione dell'art.18 renderà il fenomeno ancor più odioso

 
07/02/2012 - Fuori dalle aule universitarie (Moeller Martin)

Fuori dalle aule universitarie, nel mondo reale, il problema dell'articolo 18 non è la difesa del lavoratore in caso di crisi, ma la difesa ad oltranza dei fannulloni, mortificando sul nascere ogni sforzo di migliorare la produttività. E senza produttività le aziende faticano a crescere ed a tenere il passo con i concorrenti, condannate al declino. Nel mondo reale lavorare stanca, richiede impegno e fatica, e non bastano le favolette del nuovo ordine socio-economico, peraltro ispirato a modelli il cui fallimento è stato certificato dalla storia. Penose poi le menzogne per accomunare il sistema italiano a quello tedesco. Innanzi tutto nella legislazione tedesca i contratti sindacali non hanno valenza di legge e le imprese sono libere di scegliere se assumere in base ai contratti di lavoro sindacali o meno. Inoltre esitono i licenziamenti per motivi disciplinari, nelle quali rientra pure il fannullone in quanto non esegue le mansioni affidate nel modo dovuto. Trattandosi di norma di licenziamenti in tronco, viene corrisposto il mancato preavviso (tipicamente 30/45 giorni) a cui aggiungere qualora il licenziamento venga impugnato con successo, due o tre mensilità a titolo di indennità. Personalmente ho licenziato in Germania un solo dipendente: mi è costato 30 giorni di preavviso ed ho vinto la causa. Un sogno in Italia. Poverini, perché prendersela con i fannulloni, sono persone anche loro?

 
07/02/2012 - art.18 (Vincenzo Lo Gullo)

Niente di più falso e mai accaduto. Mai una legge di tutela dei lavoratori ha costituito un ostacolo alla crescita economica. Nella consapevolezza della falsità, l'ex ministro,Brunetta, non ha mai dimostrato,con dati veritieri, che l'art.18 effettivamente annulla i licenziamenti, atteso che, ogni anno si registrano migliaia di licenziamenti di lavoratori tutelati dal famigerato art.18. La verità è che qualcuno vorrebbe togliere ai giudici del lavoro, la competenza a decidere su questioni di diritto, non potendosi, in nessun modo negare come i contratti di lavoro al pari di qualsiasi contratto, producono effetti giuridici che vanno tutelati nelle sedi giudiziari. pensare al contrario, significherebbe violare la costituzione, le leggi, le norme di tutela, i contratti, ecc. Fare in modo di legittimare le discriminazioni nei confronti dei lavoratori, e delle famiglie non dimendicando che simili compartamenti ricadrebbero inesorabilmente sui bambini inconsci dei vizi capitali delle bestie umane.