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ARTICOLO 18/ Sapelli: tutte le "bugie" di Monti

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Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)  Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)

Tutti gli sforzi debbono essere rivolti, allora, verso la creazione di un welfare universalistico e non fondato solo sul capo famiglia e sull’occupazione. Solo così si potrà parlare di una nuova civiltà del lavoro e iniziare percorsi di cambiamento, di adeguamento flessibile alle trasformazioni del lavoro e dei mercati imperfetti - ché di perfetti non ve ne sono. La persona lavoratrice non è e non deve essere una merce, ma rimanere sempre una persona. Non si deve mai dimenticarlo, e questo giustifica tanto il sindacato associativo quanto la comunità dell’economia morale, impresa cooperativa oppure impresa not for profit, che per me diventerà il nuovo orizzonte di un welfare non più statalistico, quanto, invece, comunitario e non assistenzialistico: fondato sui doveri (risparmio, sacrificio, altruismo, visione antropologica positiva della persona) prima che sui diritti dei lavoratori. Del resto molte imprese, agendo con il welfare aziendale, stanno già percorrendo questo percorso.

Infine, una notazione storica. Vorrei richiamare tutti coloro che suonano la solfa del nuovo mondo della precarietà inevitabile e della mobilità, solo da pochi anni desiderata, che tutti gli studi compiuti dagli storici dell’economia e del lavoro in tutto il mondo (tra cui ricordo i compianti Duccio Bigazzi e Yves Lequine, nonché David Montgomery) dimostrano che in determinati periodi storici, tra tutti l inizio del Novecento, la mobilità del lavoro era altissima e investiva pressoché tutte le categorie dei lavoratori. Tranne naturalmente quelli dell’impiego pubblico. Nulla di nuovo sotto il sole. Dimenticavo: in primis, tra gli inamovibili, nell’Europa continentale, spicchiamo, ieri come oggi, noi professori universitari.



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COMMENTI
11/02/2012 - Raccomandazioni (Mariano Belli)

"gli imprenditori non hanno nessuna voglia di licenziare i loro dipendenti e coloro che sono costretti a farlo per ragioni di sopravvivenza dell’impresa, nella stragrande maggioranza, entrano in una crisi di coscienza e di autostima terribile" Questo è vero in molti casi per le piccole aziende, purtroppo non è vero per le grandi aziende, dove i capi del personale non si fanno alcuno scrupolo a licenziare, e dove le prevaricazioni e le raccomandazioni sono prassi costante. Tutti infatti dimenticano che siamo il paese delle caste, dove la raccomandazione clientelare prevale sul merito....la cancellazione dell'art.18 renderà il fenomeno ancor più odioso

 
07/02/2012 - Fuori dalle aule universitarie (Moeller Martin)

Fuori dalle aule universitarie, nel mondo reale, il problema dell'articolo 18 non è la difesa del lavoratore in caso di crisi, ma la difesa ad oltranza dei fannulloni, mortificando sul nascere ogni sforzo di migliorare la produttività. E senza produttività le aziende faticano a crescere ed a tenere il passo con i concorrenti, condannate al declino. Nel mondo reale lavorare stanca, richiede impegno e fatica, e non bastano le favolette del nuovo ordine socio-economico, peraltro ispirato a modelli il cui fallimento è stato certificato dalla storia. Penose poi le menzogne per accomunare il sistema italiano a quello tedesco. Innanzi tutto nella legislazione tedesca i contratti sindacali non hanno valenza di legge e le imprese sono libere di scegliere se assumere in base ai contratti di lavoro sindacali o meno. Inoltre esitono i licenziamenti per motivi disciplinari, nelle quali rientra pure il fannullone in quanto non esegue le mansioni affidate nel modo dovuto. Trattandosi di norma di licenziamenti in tronco, viene corrisposto il mancato preavviso (tipicamente 30/45 giorni) a cui aggiungere qualora il licenziamento venga impugnato con successo, due o tre mensilità a titolo di indennità. Personalmente ho licenziato in Germania un solo dipendente: mi è costato 30 giorni di preavviso ed ho vinto la causa. Un sogno in Italia. Poverini, perché prendersela con i fannulloni, sono persone anche loro?

 
07/02/2012 - art.18 (Vincenzo Lo Gullo)

Niente di più falso e mai accaduto. Mai una legge di tutela dei lavoratori ha costituito un ostacolo alla crescita economica. Nella consapevolezza della falsità, l'ex ministro,Brunetta, non ha mai dimostrato,con dati veritieri, che l'art.18 effettivamente annulla i licenziamenti, atteso che, ogni anno si registrano migliaia di licenziamenti di lavoratori tutelati dal famigerato art.18. La verità è che qualcuno vorrebbe togliere ai giudici del lavoro, la competenza a decidere su questioni di diritto, non potendosi, in nessun modo negare come i contratti di lavoro al pari di qualsiasi contratto, producono effetti giuridici che vanno tutelati nelle sedi giudiziari. pensare al contrario, significherebbe violare la costituzione, le leggi, le norme di tutela, i contratti, ecc. Fare in modo di legittimare le discriminazioni nei confronti dei lavoratori, e delle famiglie non dimendicando che simili compartamenti ricadrebbero inesorabilmente sui bambini inconsci dei vizi capitali delle bestie umane.