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IL CASO/ 1. Tutti i numeri e le "leggi" che bocciano le Ferrovie dello Stato

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In secondo luogo, va diffondendosi l’impressione che, finita l’epoca chiamata scherzosamente della “sinistra ferroviaria”, ci sia ora un “industrial-railway complex” non dissimile dall’“industrial-military complex” lamentato da Dwight D. Eisenhower quando era Presidente degli Stati Uniti. Appare quanto meno curioso che gli articoli sulla concorrenza nel settore ferroviario siano stati stralciati dalla bozza di decreto legge “Cresci-Italia” pochi minuti prima del loro esame da parte del Consiglio dei ministri. Speriamo che venga ripreso al più presto e arricchito di vincoli al management delle ferrovie per incoraggiarlo nell’improcrastinabile correzione di rotta.

Inoltre, nella recente revisione dei progetti critici (per il finanziamento pubblico) il Ponte sullo Stretto di Messina è stato sostituito dall’Alta velocità Napoli-Bari. Abbiamo sempre espresso riserve sul Ponte sullo Stretto, ma si è proprio certi che l’Alta velocità Napoli-Bari abbia la priorità sul trasporto merci e sull’ammodernamento dei servizi le cui debolezze sono state messe in viva luce negli ultimi giorni? Non c’è il rischio che l’“industrial-railway complex” sia diventato autoreferenziale e confonda la propria missione con i propri obiettivi di sviluppo e di carriera? Nell’assunto che ciò che è il bene dell’“industrial-railway complex” è anche il bene dell’Italia.



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