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ARTICOLO 18/ Gentili: così l’assist Usa per Monti spiazza i sindacati

Pubblicazione:giovedì 9 febbraio 2012

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Ricordo di aver parlato con un uomo come Luigi Spaventa, anche lui non di certo catalogabile nel centrodestra o tra i conservatori, che mi spiegò che, a suo parere, l’articolo 18 produceva una sorta di “effetto soglia”. Poiché non era applicabile alle aziende con meno di quindici dipendenti, induceva le stesse aziende a non crescere, a rimanere entro quei limiti. Più in generale, si può dire che la casistica limitata dell’articolo 18 è dovuta anche al fatto che in tanti non vi ricorrono neppure, perché poi ci sono i tempi biblici della giustizia.

 

Una “scrollata” all’articolo 18 la diede anche il governo di centrodestra nel 2001, con l’allora ministro del Welfare, Roberto Maroni.

 

Esattamente. Fu in quel periodo che si fece il famoso “Libro bianco”, a cui lavorò Marco Biagi, dove emergeva un mercato del lavoro complicato, inadeguato e insufficiente e dove l’articolo 18, pur non essendo il punto fondamentale della mancanza di flessibilità, doveva comunque essere al centro di una riflessione.

 

Lì si apre una battaglia durissima tra governo di centrodestra e sindacati.

 

Il Governo Berlusconi propose una sospensione dell’articolo 18. Cofferati rispose con la famosa manifestazione del Circo Massimo e alla fine il governo rinunciò a prendere delle decisioni.

 

A suo parere il governo di Mario Monti è determinato a fare una scelta?

 

Credo che il Governo sia molto determinato su questo punto della flessibilità del lavoro. Del resto il governo gioca la sua carta nel recupero della credibilità internazionale dell’Italia e i punti sono stati ben circoscritti da diverso tempo: le pensioni, la spesa pubblica, la flessibilità del lavoro, le liberalizzazioni e semplificazioni. Questo della flessibilità è un tema cardine. Monti ha al momento due sindacati come Uil e Cisl possibilisti, ma una Cgil su posizioni intransigenti. Il problema è trovare una soluzione correttiva, senza rinunciare all’articolo 18. Ragionando intorno a un tavolo credo che si possa trovare. Bisogna fare in modo di trovare un accordo ragionevole che non sembri una resa dei conti per il sindacato. È una strada stretta, ma percorribile.

 

(Gianluigi Da Rold)



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