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GEOFINANZA/ Germania-Cina, una "tenaglia" che minaccia Italia e Ue

La Germania sta gestendo la crisi greca conscia di potersi permettere un default di Atene, attraverso un procedimento durato mesi. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

La Grecia è fallita, era ora. Non mi interessa cosa dicono i giornali, né mi impressionano i politici festanti per la nuova iniezione di austerity che ucciderà del tutto Atene in nome del rigore senza cervello. I numeri parlano chiaro, le parole si prestano invece a mille interpretazioni. Mentre i mercati festeggiavano l’accordo tra governo, partiti politici e troika, infatti, venivano diffusi i seguenti dati. A fronte del +8,9% annualizzato di entrate fiscali che il piano di Fmi, Bce e Ue prevedeva per il mese di gennaio, il dato reale greco è stato del -7%! A dare la misura del disastro, ci sono le entrate relative all’Iva ellenica, la quale nonostante l’aumento delle aliquote ha portato nelle casse dello Stato 1,85 miliardi di euro contro i 2,29 miliardi dell’anno prima. Per forza, se riduci uno alla fame, come pensi che te le paghi le tasse!? O evade o non le paga, altrimenti mangia in sassi per strada! Ma si sa, la troika non ha grossa elasticità mentale, né capacità di adattamento alle situazioni: ha una ricetta sola, la famosa “one size fits all” di anglosassone memoria. Ma c’è di più.

Il ministero delle Finanze, sempre ieri, ha comunicato il fallimento di 110mila aziende nel 2011, a fronte di soli 75mila nuovi business. I quali, però, non sono reali aziende, ma semplicemente riaperture in scala molto minore di aziende già esistenti e andate a zampe all’aria. E ancora, la Grecia vanta la maglia nera su tre classifiche europee: quella del tasso di nuovi brevetti approvati, quella per il più alto costo per dar vita a un’impresa e quella per il più basso tasso di nascita nel settore corporate. Per finire, Atene è al secondo posto del Corruption perception index dopo la Bulgaria, all’88mo dell’Index of economic freedom e al 90mo del Global competitiveness index. Ora capite, cari lettori, il perché nonostante proclami di accordi e nuovi aiuti, il cds greco a 5 anni ieri ha toccato nuovi record?

Cifre, cifre e ancora cifre. Il tasso di natalità della Grecia è di 1,3 figli a persona, quasi un neonato sotto il cosiddetto “tasso di rimpiazzamento”, ovvero il numero dei bambini necessari per mantenere l’attuale popolazione. Al contempo, la popolazione greca sopra i 65 anni è cresciuta dall’11% del 1970 al 24% del 2010 e toccherà il 33% nel 2050, mentre la popolazione lavorativa attiva decrescerà nello stesso periodo fino al 20%. Alla luce di questo, la Grecia spende il 12% del Pil in pensioni. Se questo non bastasse, il tasso di disoccupazione tra i giovani greci di età compresa tra i 15 e i 24 anni è attualmente del 40%. Non stupisce, alla luce di tutto questo, che sette giovani greci su dieci vogliano andare a lavorare all’estero: il 42% delle tasse proveniente dal loro lavoro - ammesso che lo trovino - andrebbe infatti a coprire i costi esorbitanti del welfare ellenico. Ma anche chi lavora non è felicissimo di pagare tanto, visto che il 95% dei circa 7 milioni di greci lavorativamente attivi dichiara un reddito annuale di meno di 30mila euro. Insomma, un inferno sociale alle soglie del default: come può un Paese con questi numeri restare nel’Ue senza essere condannato a vita al ruolo della vittima sacrificale? Un qualcosa di davvero drammatico cui l’Ue, per stessa ammissione dei suoi leader, non è pronta. L’Ue no, la Germania sì.

geofinanza.ilsussidiario.net


COMMENTI
09/02/2012 - Auguriamoci di salvare la Concordia! (Silvano Rucci)

Se l’Unione Europea, ora presieduta dal tedesco Martin Schulz, riesce a formare una Banca Centrale sul tipo della Federal americana ed un Forte Governo fra tutti i Paesi, oltre a scegliere una Economia fondata non sulla perenne Stampa di moneta cartacea, ma su una limitata espansione Finanziaria cartacea, tanto che permetta di superare il Default, il Lavoro potenziato dalle risorse di ciascun Paese e le nuove Finanze finalizzate alla ripresa potrebbero portare alla fine dell’angoscia ed alla salvezza della UE! Chissà che l’Inghilterra a tal punto non cambi idea e segua finalmente l’Europa? Monti ed Obama si stanno accordando per salvare “Capre e cavoli”! Speriamo che ci riescano altrimenti è la fine non soltanto per l’Europa ma per tutti, anche per chi pensa di cavarsela a buon mercato come la Germania oppure la Cina! Consideriamo invece che siamo tutti nella stessa Barca mondiale e mondiale dovrebbe essere anche almeno una Banca! Poi che gli USA possano stampare moneta e tirare avanti mentre l’Europa non lo può fare è un fatto che fa zoppicare il mondo intero, mentre l’equilibrio si ottiene con delle regole uguali per tutti! Insomma la semplicità nei casi di emergenza può risolvere quei problemi che altrimenti diventano dei rompicapo tremendi, da cui non se ne viene fuori. Ci resta solo di incrociare le dita! Io mi auguro che prevalga il Buon Senso e si formi finalmente una Politica sola, una Banca sola, una Moneta sola! Auguriamoci anche la Concordia!