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GEOFINANZA/ Quei 9 miliardi che tengono in ostaggio l’Europa

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In compenso, come anticipato, la Grecia ora può andare in bancarotta serenamente. Venerdì scorso, infatti, Atene ha ufficialmente lanciato l’offerta di concambio dei titoli di Stato detenuti dai creditori privati che dovrà portare all’abbattimento di 107 miliardi di euro di debito. Il documento pubblicato alle 17:30 su un sito Internet appositamente creato dal ministero delle Finanze e dal gestore del debito greco Pdma «costituisce l’offerta ufficiale che permetterà di ridurre del 53,5% il valore dei titoli in mano a banche, società d’assicurazione e fondi d’investimento». C’è però un problemino.

Nell’articolo di venerdì vi davo conto del fatto che il governo greco era deciso ad abbassare dal 75% al 66% la percentuale di adesioni necessaria per dar vita al 100% dello swap attraverso le clausole retroattive di class action, sintomo che venivano di fatto aboliti i diritti dei bonds di diritto inglese e che quella del 90% di detentori pronti al “taglio di capelli” volontario era una percentuale irrealistica anche per gli stessi greci. Invece, dal documento ufficiale si evince che la soglia richiesta è tornata a essere del 75% e non solo. Ecco, infatti, il kicker che potrebbe mandare all’aria l’intero accordo e con esso il “salvataggio” greco: nel documento del governo si sottolinea che «se meno del 75% dell’ammontare facciale aggregato dei bonds selezionati per partecipare allo swap sarà validamente posto sotto concambio e la Repubblica non riceverà consensi sufficienti, la Repubblica non procederà a nessuna delle transazioni sopra descritte». Direte voi, giusto che venga rispettata la soglia del 75%, quella che regola le obbligazioni sotto diritto inglese e poi, visto l’entusiasmo a parole che ha accompagnato la mossa del governo, quella percentuale sarà raggiunta in carrozza. Ma la matematica non è un’opinione e i numeri non mentono: anche se possono celare scenari impensabili.

Vediamo un po’. Se qualcuno, paradossalmente, detiene il 25%+1 dei 177 miliardi di bonds sotto diritto greco, quel qualcuno può distruggere l’intero processo e offrire alla Germania un’insperata via d’uscita, visto che per giungere a quella posizione potrebbe comprare a mano bassa dalle banche teutoniche bonds greci a prezzi stracciati, comprandosi contemporaneamente cds (che magari già detiene in grande quantità, visto che non vanno pari passo ai bonds nel rapporto 1:1). A quel punto, con gli istituti con i bilanci alleggeriti e non più esposti com’erano al saldo di fine 2011, la Germania rimetterà in tasca i miliardi messi sul tavolo (cioè le garanzie) e lascerà che la Grecia faccia default. Non è poi peregrina, come ipotesi.

Ai prezzi attuali di circa 20 centesimi sul dollaro, significa che il famoso “qualcuno” interessato a mandare lo swap al macero potrebbe farlo con la modica cifra di 9 miliardi di euro: bastano questi soldi per tenere in ostaggio l’intera eurozona e, di fatto, comprarsi la Grecia. Ancora meglio, visto che il totale dei bonds soggetti allo swap volontario è pari circa 206 miliardi di euro, questo significa che i bonds di diritto inglese parte dell’accordo sono pari a 29 miliardi di euro: al prezzo attuale di 30 centesimi sul dollaro, con meno di 2 miliardi di euro ci si può comprare una partecipazione vincolante in grado di bloccare tutto. E questa seconda ipotesi, cari lettori, è già realtà per molti hedge funds, fatto che rende già da oggi impossibile per la Grecia raggiungere il numero di voti positivi necessari per mandare avanti lo swap.

D’altronde, non serve avere la palla di vetro per arrivare a questa conclusione, basta guardare ai prezzi del mercato, nella fattispecie a quelli della Borsa di Stoccarda, dove si trattano derivati e obbligazioni. Il pacchetto Ggb (bond greco+credit default swap) sta trattando ai massimi da sei mesi, circa il 96% sulla parità (più il valore si avvicina a 100, più alta è la probabilità di un credit event), mentre il bond greco è al di sotto del 20% sulla parità: sintomo chiaro che il mercato sta già prezzando un evento di credito che attivi le clausole dei cds, quindi ritenga improbabile un via libera allo swap.



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