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GEOFINANZA/ Quei 9 miliardi che tengono in ostaggio l’Europa

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Inoltre, c’è una strana coincidenza, visto che il 20 marzo non solo è attesa la scadenza obbligazionaria monstre di 14,5 miliardi di euro per il debito greco, ma anche una data di rollover proprio dei cds: gli investitori, quindi, con questi prezzi stanno dicendoci che attendono un evento di credito prima di quella data, molto probabilmente l’attivazione retroattiva da parte di Atene di clausole di class action a tutti i bonds eleggibili per lo swap. Cosa significa questo? Uno scenario differente da quello ufficiale, ovvero l’ipotesi che alcuni grossi fondi speculativi starebbero shortando l’intero mercato, attraverso quelle posizioni di resistenza, sapendo benissimo che questa operazione potrebbe mandare l’Europa in ginocchio praticamente con zero del loro capitale a rischio. Tanto più che quella del 75% è la soglia minima assoluta e la Germania potrebbe, anche senza secondi fini, ritenerla insufficiente e dire il suo nein definitivo.

Anche perché, nonostante sia andata in onda su Al Jazeera, in Germania è giunto chiaro e forte l’eco delle parole pronunciate all’emittente panaraba da Jean-Claude Juncker, capo di quell’Eurogruppo che si è ascritto il successo del secondo salvataggio greco: «Nessuno può realmente escludere l’ipotesi di un terzo salvataggio di Atene, anche se non penso che questo sia un motivo per cui cominciare a parlarne. Forse, potremmo implementare il secondo». E che Berlino potrebbe essere tentata dall’ipotesi che si cela dietro il balletto di percentuali della soglia di adesione minima, lo confermano altri due dati.

Il primo: nonostante il sì del Bundestag di lunedì, la maggioranza dei tedeschi è contraria alla concessione del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. Lo rivelava un sondaggio del domenicale “Bild am Sonntag”, che evidenziava come il 62% dei tedeschi sia contrario all’approvazione del pacchetto da parte dei parlamentari e quasi due terzi degli elettori (64%) sono inoltre convinti dell’impossibilità di salvare la Grecia dalla bancarotta. Secondo, il ministro degli Interni tedesco, Hans-Peter Friedrich, auspicava un’uscita della Grecia dell’euro spiegando - in un’intervista al settimanale “Der Spiegel” - che le possibilità di Atene di recuperare competitività economica sarebbero maggiori: «Non intendo escludere la Grecia dall’eurozona, ma riuscire a creare stimoli a un ritiro che non può essere declinato. Atene fuori dall’unione monetaria europea avrebbe più chance di recupero». Pensarci due anni fa no, eh?

 

P.S. Chissà come mai, ieri lo spread delle obbligazioni portoghesi è schizzato di oltre 100 punti base intraday, 70 dei quali presi proprio al termine dell’asta Ltro? Forse perché ulteriore debito non risolve il problema generato da troppo debito? Due cose sono certe: il nuovo cash ricevuto fresco fresco dalle banche non sarà utilizzato per acquistare bonds sovrani a medio termine e, soprattutto, gli istituti di credito lusitani non hanno trovato sufficiente collaterale per partecipare all’asta. E, forse, quest’ultimo accadimento potrebbe essere stato la loro salvezza.

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