BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

LETTERA/ A che serve “liberalizzare” le banche?

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

A tutte le argomentazioni che abbiamo portato c’è un’obiezione. Le banche sono state aiutate dal Governo o dalla Bce, quindi in cambio dovrebbero subire limitazioni alla loro libertà di impresa e accollarsi funzioni pubbliche redistributive. Innanzitutto, l’aiuto pubblico è stato molto minore per le nostre banche che per quelle degli altri paesi. E questo, forse, potrebbe essere loro accreditato come merito. Certo, nonostante ciò l’obiezione citata resta in parte fondata. Però secondo me può alimentare la confusione. Penso sia più corretto scegliere in modo chiaro e consapevole la strada da percorrere e poi percorrerla coerentemente. E le strade sono tre.

Opzione 1 - Le banche hanno fallito, generando gravi costi per la società. La loro libertà di impresa va espropriata in nome dell’interesse generale; vanno nazionalizzate e poi gestite da chi ci ha messo i soldi per salvarle (lo Stato). Oppure: le banche sono utilities, svolgono servizi essenziali che devono essere garantiti a tutti e a certe condizioni. Quali servizi offrire e a che prezzo va deciso dal regulator. In entrambi i casi, lo Stato gestisce la banca e lo fa come vuole, secondo le sue logiche e rispondendo alla sovranità popolare (e non ad azionisti privati).

Opzione 2 - Le banche sono imprese private, anche se la loro attività è particolare e coinvolge aspetti di pubblico interesse. La loro regolamentazione è necessaria, ma deve limitarsi alla difesa degli interessi generali, interferendo il meno possibile con la competitività del mercato e con la loro autonomia nel decidere le strategie, gli assetti organizzativi, le politiche di prezzo e di prodotto, ecc.

Opzione 3 - Vista la situazione eccezionale e la gravità della crisi e dei suoi effetti, vanno sospese per un periodo breve ed eccezionale la libertà di impresa e le regole dell’economia di mercato, salvando con soldi pubblici banche che hanno sbagliato ed erano destinate a fallire (ripeto: questo vale più per le banche estere che per le nostre). Se la scelta è strutturale e irreversibile, si torna all’opzione 1. Se è solo temporanea, meglio orientarsi verso l’opzione 2 e limitare ai casi strettamente necessari l’introduzione di vincoli aggiuntivi da parte del “nuovo” azionista pubblico (temporaneo e spesso di minoranza).

Personalmente, voto l’opzione 3 nella sua “versione temporanea” e sono decisamente contrario all’opzione 1. Questo non vuol dire che non sia necessario un aumento di regulation per le banche (vedasi Basilea 3). Il punto è: che tipo di regulation? M questa è un’altra storia, di cui parlare magari in un altro intervento.

© Riproduzione Riservata.