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FINANZA/ 1. Cosa c'è dietro la retromarcia di Standard and Poor's e gli affondi di Moody's?

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Le insegne di Standard & Poor's e Moody's (Foto: Infophoto)  Le insegne di Standard & Poor's e Moody's (Foto: Infophoto)

Infatti occorrerebbe chiedersi perché le banche, ad esempio quelle francesi e tedesche, avevano investito tanto in questi titoli di paesi europei scarsamente affidabili. Avevano investito a breve per rifininanziarsi. A un certo punto si sono spaventate, perchè se non si metteva in sicurezza il rischio di deafualkt e di contagio, a Parigi e a Berlino sarebbe saltato il banco. Con le tasse dei cittadini europei si è usciti dall'incubo che il banco saltasse, oppure che le banche francesi e tedesche diventasero scalabili, cioè potevano andare in mano ad altri. 

Grande spirito europeista! A noi italiani ci fanno rivedere la portata della “golden share” su alcuni settori dopo averci comminato una procedura d'infrazione, altri invece si rifinianziano, a costo zero, come la Germania per mettere una toppa sui buchi delle loro banche.

Lo spirito europeistico è quasi farsesco in una situazione come questa. Qui siamo ritornati all'Ottocento, anzi per certi aspetti al Congresso di Vienna del 1815. O ancora al 1870, con la Gremania del dopo-Sedan che riprende la sua poilitica di potenza, per fortuna con altri mezzi. In più i problemi di fondo restano. 

L'idea di spostare fette di economia reale dall'Occidente al Terzo mondo, di spostare fette di lavoro e di controllarlo con il capitale è il frutto di una politica veramente miope.

Questo è uno dei punti cruciali. Hanno spostato appunto pezzi di economia reale e non controllano nulla. Questa era l'Europa che piaceva a Romano Prodi, con l'idea che il capitale facesse altro capitale e che controllasse tutto.

Che i problemi restino si vede dalla massa dei derivati, dall'entità della bolla speculativa. Come si uscirà da questa situazione?

Difficile prevederlo. E' probabile con un ricorso a una politica d'inflazione. Ma bisognerà avere la cultura di controllarla. E poiché, come spesso dice lei, questi non hanno cultura, sono tutti sessantottini o figli di sessantottini, sia di destra che di sinistra, vengono i brividi alla schiena. Occorerebbe un ritorno della politica. Ma quale? In che modo e con quale tipo di organizzazione? Intanto viviamo in un equilibrismo degli eccessi. 

C'è nervosismo in Francia? 

Sono tutti molto nervosi. Nicolas Sarkozy è dato perdente dai sondaggi, ma Francois Hollande non pare un fulmine di guerra. Ha solo un aspetto positivo: è antirigorista, mette in discussione l'Europa germanizzata. Difficile dire che questa linea possa bastare o riparare ad alcuni danni. Poi Sarkozy si prepara a giocare l'ultima carta: io fin qui ho gestito la baraccca, voglio vedere come farete senza di me ”. Una sorta di “après moi le deluge”. 

Intanto, in tutto il mondo c'è disagio, frenata delle crescita, turbolenze sociali.

Nonostante quello che raccontano i giornali, ci sono focolai di rivolta anche in Cina, ovunque. Immaginare uno scenario per i prossimi mesi e i prossimi anni è veramente un azzardo.

 

(Gianluigi Da Rold)



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