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Economia e Finanza

FINANZA/ Sapelli: ecco la legge di Monti per "svendere" l’Italia

Il nuovo decreto legge sulla golden share, spiega GIULIO SAPELLI, è un provvedimento che per modalità e contenuti non deve lasciare certamente tranquilli gli italiani

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

L’arte del governo è fondata sul segreto. Anche chi non ha letto Machiavelli sa che esiste una sfera di atti e di deliberazioni di fatto che sono prese in ossequio al principio della predisposizione dell’emanazione delle leggi. Anche Montesquieu ne parla e con dovizia, quando illustra il processo di formazione delle leggi. Nulla di strano, dunque, allorquando ci accorgiamo che gran parte del processo legislativo, ossia quella serie di volizioni, prima, e di procedure, poi, che producono l’emanazione della legge o del decreto legge, sono segrete perché segregate, ossia relegate in quello spazio oscuro del potere senza il quale il potere medesimo non avrebbe forma e tridimensionalità: si limiterebbe a essere una semplice cortina di carta più o meno imbellita da fregi e ghirigori come quelli che vediamo sui palcoscenici.

Più inquietante diviene la faccenda quando anche i provvedimenti di legge, una volta emanati, non vengono pubblicizzati, oppure il governo stesso non si preoccupa che l’opinione pubblica - quando c’è - ne sia informata. Mi pare che ciò sia accaduto il 9 marzo e i dì seguenti, allorché il governo ha dato notizia in una scarna nota che aveva aderito, con un decreto legge, al dettato dei dispositivi europei che in riferimento all’Italia avevano di già da tempo aperto una procedura d’infrazione per quel che riguardava la golden share. Ossia quella facoltà governativa d’opporsi in molteplici e variegati modi alla presenza azionaria di investitori stranieri in società dallo Stato o dai privati posseduti che, al di là della loro forma proprietaria, rivestono importanza strategica per i destini della nazione.

L’Europa aveva richiamato l’Italia affinché procedesse speditamente alla predisposizione di misure che abolissero la golden share in merito alle reti e all’energia. Ebbene, il governo l’ha fatto, ma con una dichiarazione che siamo ansiosi di avere sotto i nostri occhi per studiarne il dettato. Con tale decreto lo Stato italiano potrà continuare a possedere quote azionarie nelle società energetiche e nelle reti distributive, ma potrà esercitare i diritti tipici della golden share (per esempio, impedire che si cambi la natura giuridica della società oppure trasformarne la missione) allorché si tratti di società produttrici di armamenti o di strumenti della security, sino a privare della presenza delle reti suddette lo Stato in oggetto, ossia l’Italia, così che non si sia costretti a ricorre ai pozzi per bere e usare l’acqua anziché le reti idriche, ecc.


COMMENTI
13/03/2012 - eroi e predoni (giorgio cordiero)

Vediamo di fare chiarezza e poca demagogia : da un lato vi è il processo di integrazione che , anche alla luce (per qualcuno ombra) di ciò che l'Europa prova a fare per salvarsi dalla catastrofe finanziaria, in buona parte nata dall'attacco dei privati (banche d'affari e non solo).Ciò comporta una perdita parziale di autonomia finanziaria, se vogliamo un primo importante fatto verso la delega di una parte di sovranità nazionale. Dall'altra vi è il sacrosanto e senescente interesse nazionale che si oppone di fatto alla cultura europeista. Sono due correnti di pensiero che , nel nostro paese si sono tradotte in immobilismo, in particolarismo, in corporativismo...una serie infinita di ideologici "ismi" che ci ha di fatto portati a questa situazione. Ora si agisce, con forte ritardo,con una sovranità popolare legittimamente sospesa e con un governo di tecnici che possiamo solo credere e sperare sia in mano a persone serie che, tolta la casacca che fino a ieri li vedeva come parte integrante di un ordine privato parallelo, divengano fino in fondo uomini di governo. Un governo sempre più europeo, sempre meno nazionale, poichè ciò, che piaccia o meno è inevitabile e opporsi a questo processo è pericoloso e deleterio. Occorrerà contrarre per un po' le nostre velleità, occorrerà sviluppare politiche sociali e di crescita, ma adesso stiamo ancora navigando sul pelo dell'elemento marrone nel quale eravamo precipitati anche grazie a chi ora continua ad essere pragmaticamente demagogico.

 
12/03/2012 - Bravo Sapelli (Mariano Belli)

siamo un Paese di servi sciocchi, senza storia, senza cultura, senza dignità. Che l"Europa" si approfitti delle nostre miserie è una mera, ovvia conseguenza.... "Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!" poetava Dante...da allora quanti secoli sono passati inutilmente? E quanti ancora ne dovranno passare?

 
12/03/2012 - precisazione (francesco taddei)

guardi come affrontano il processo di integrazione europea francia, germania (due tra i fondatori) e gran bretagna e mi dica se per loro l'interesse nazionale non sia di primaria importanza.

 
12/03/2012 - Gli unici rimasti (Giuseppe Crippa)

Caro Taddei, qualche mese fa avevamo un governo italiano fatto (in parte) da padani... Certo il salto è stato troppo lungo ed improvviso e capisco che Lei e Sapelli (gli unici rimasti a parlare di interesse nazionale) ne siate rimasti sconcertati. Ma il processo di integrazione europea è iniziato più di 50 anni fa: vogliamo ritirarci adesso o giocare la partita?

 
12/03/2012 - ho paura anch' io (francesco taddei)

concordo pienamente con sapelli (forse l'unico rimasto a parlare di interesse nazionale). vorrei che gli italiani si rendessero conto della differenza fra un governo italiano fatto da italiani (con tutti i loro difetti) e un governo italiano fatto da europei (che cos'è l'europa?).