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CONSUMI/ Ichino: italiani indietro di 30 anni? Con Monti può arrivare la svolta

Pubblicazione:martedì 13 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 marzo 2012, 13.05

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CONSUMI DEGLI ITALIANI INDIETRO DI 30 ANNI «Iniziamo col dire che la riduzione include anche il tabacco e di questo dobbiamo solo compiacerci. Idem per le bevande: se il dato, ad esempio, riguarda anche le bibite zuccherate che sono uno dei fattori principali dell’incremento di obesità, soprattutto infantile, è solo un bene se questa spesa si riduce. Credo che in Francia siano addirittura state tassate di recente». Andrea Ichino, docente di Economia politica all'Università di Bologna, commenta in questa intervista per IlSussidiario.net i dati del rapporto sull'agroalimentare presentato ieri da Intesa Sanpaolo, secondo cui i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno fatto segnare nel 2011 un calo dell'1,5% a prezzi costanti. Questo significa che in termini di spesa pro-capite gli italiani sono tornati praticamente indietro di circa 30 anni: nel rapporto si legge infatti che "si deve tornare ai primi anni '80 per scendere al di sotto dei 2.400 euro annui destinati al comparto agro-alimentare". Il rapporto sottolinea anche che si tratta di "un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci, come il tabacco, ma che segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l'agroalimentare".

 

Professor Ichino, quindi secondo lei questi dati non devono essere considerati poi così preoccupanti?

 

Esatto, e non vedo nemmeno perché debba tanto stupire che si spenda di più per bollette e trasporti che non per il cibo. Consumiamo certo molta più energia di 30 anni fa, e viaggiamo molto di più, molto più rapidamente e con mezzi di trasporto più costosi. E non è nemmeno detto che tenendo conto dei miglioramenti di qualità si stia spendendo di più in trasporti che in cibo. Forse, ad esempio, la qualità della pasta oggi è inferiore a quella di 30 anni fa, mentre la qualità di un viaggio in automobile a parità di distanza è aumentata enormemente. Si pensi, per esempio, alla sicurezza delle automobili. Quindi tenendo conto delle variazioni di qualità relativa forse non dobbiamo stupirci di questi risultati.

 

Come giudica quindi i dati che emergono dal rapporto?

 

Non conosco nel dettaglio lo studio di Intesa San Paolo, ma sarebbe davvero sorprendente se i consumi, in una crisi così profonda come quella che stiamo attraversando, aumentassero. Se daremo fiducia al Governo Monti, dalla crisi riusciremo a uscire e i consumi torneranno a crescere. Magari non quelli alimentari, che tutto sommato possono rimanere ai livelli pro capite attuali, ma gli altri sì.

 

Rispetto a 30 anni fa, che cambiamenti hanno subito sia lo scenario economico che le famiglie italiane?

 

Stiamo parlando solo di spesa alimentare, mi sembra. Prima di preoccuparci di cambiamenti epocali dovremmo chiederci per quale motivo, a prezzi costanti, la spesa alimentare individuale dovrebbe aumentare. Siamo sicuramente ipernutriti e un minore assorbimento di calorie non è detto che sia un male. Negli ultimi trent’anni si è probabilmente modificata la dieta degli italiani. Bisognerebbe tenere conto anche di questo prima di allarmare il Paese con annunci apocalittici. Senza dati più precisi su quello che Intesa San Paolo ha rilevato, mi è difficile giudicare il significato di questa riduzione di spesa alimentare. Nei periodi di crisi aumenta anche la produzione casalinga, come dimostrano numerosi studi, e anche questo può contribuire a spiegare la flessione della spesa alimentare. Se produciamo di più in casa abbiamo meno bisogno di spendere nel mercato.

 

I bilanci delle famiglie appaiono comunque sotto pressione. Secondo lei, quali sono i fattori più importanti che portano a questo fenomeno?


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COMMENTI
13/03/2012 - Non lasciamoci deprimere da giornali e TV (Giuseppe Crippa)

Ho trovato molto interessante l'articolo del prof. Andrea Ichino perché aiuta a leggere in modo corretto questo dato statistico, presentato ieri in modo tanto inquietante quanto superficiale dalla grande stampa col risultato di deprimere ancor di più l'umore di molti anonimi lettori. Il prof. Ichino, pur consapevole delle presenti difficoltà economiche italiane, mostra un ottimismo di fondo che condivido.

 
13/03/2012 - Fuori dalla realtà (Mariano Belli)

Ma che dice Ichino? Il Paese si sta fermando, stiamo andando dritti verso la Grande Depressione americana del 1929, indietro di 80 anni, altro che 30!